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ANNI DI SUDORE, LACRIME E STAGNO FUSO  di SuperCirio 05/12/2006 alle 13:15
Ultimamente l’universo scuola è spesso al centro dell’attenzione. Bullismo, supplenti porche, disabili picchiati, una montagna di fenomeni sociali -perlopiù negativi - che catalizzano l’attenzione dei media da un pò di tempo a questa parte.
In questo umilissimo&piccolo blog anch’io ho buttato giù un inutile post sull’argomento, proprio poco tempo fa.
Ero convinto, tra l’altro, che la famosa riforma Moratti sul mondo della scuola fosse già operativa: ho scoperto da poco che non è così; si dice anzi che lo sarà mai poiché il nuovo governo riscriverà la riforma modificandone i termini in modo radicale. Dal mio punto di vista è più probabile che tutto rimanga invariato. Come sempre, del resto. E questo è l’aspetto veramente tragico della faccenda: sapere che nonostante la (presunta) buona volontà dei governi che cambiano, e al di là degli anni che passano, tutto è rimasto com’era allora. Com’è stato per me, per quelli che ci sono passati prima di me, ma anche per quelli dopo e che ancora verranno oggi. E chissà ancora fino a quando.
In Italia il problema della scuola (o almeno della formazione superiore) è nel sistema stesso, nella sua incomprensibile resistenza al cambiamento.

Ricordo che ai tempi delle mie superiori c’erano interi istituti, cosidetti "sperimentali", che per la particolarità dei metodi didattici, dei programmi applicati o delle materie trattate erano considerati come l’avvenire della formazione scolastica.
Sono passati 15 anni e ancora non mi è ben chiaro cosa ne sia stato di quei pionieri della didattica. Di quelli che conoscevo qualcuno ha chiuso, altri sono stati accorpati ad istituti più "normali". Tra i pochi sopravvissuti quacuno continua con orgoglio un pò stantìo a definirsi un istituto ad indirizzo sperimentale, sebbene di sperimentale ormai gli sia rimasta solo la capacità di ottenere fondi dal provveditorato, a fronte di un costante calo delle iscrizioni.

E’ stato un progetto fallimentare? Non ne ho idea, tempo però che il problema della scuola abbia altri e ben più ampi confini.
Partiamo dalla tesi primaria: quali sono gli obiettivi dell’istituzione scolastica?
Senza addentrarsi troppo in disamine sociologiche di qualsiasi natura, diciamo che la scuola nei confronti del cittadino si propone di raggiungere finalità di natura civile, culturale e professionale. Vorrei tralasciare i primi due aspetti e concentrarmi sulla questione relativa alla preparazione professionale e voglio farlo con un esempio mutuato, ancora una volta, dalla mia esperienza diretta.

Io non ho avuto la fortuna di frequentare quei presunti templi della didattica che erano gli istitui sperimentali. Il mio era un comunissimo istituto tecnico di provincia ad indirizzo industriale.
Vi studiavo elettronica industriale e tra le materie trattate c’era il laboratorio di elettronica, materia che assorbiva un monte ore settimanale di tutto rispetto.
Valerio (nome di fantasia, o forse si chiamava veramente così) era il docente del laboratorio ed era un ottimo insegnante. Serio, preparato, con esperienza, sapeva "tenere" la classe e applicare il programma didattico previsto.
Era anche assai pretenzioso, Valerio, e molto preciso. Del resto, ci diceva, progettare e disegnare circuiti stampati richiede cura e precisione.
Ogni pista in rame inclinata a 45 gradi, mi raccomando, che altrimenti si generano impedenze. I connettori sempre sul bordo e tutti vicini vicini, per carità.
Tensione oltre gli 800 millivolt? terminali a diametro 6, è un dogma! E mi raccomando, forati uno ad uno!

Valerio esercitava con coscienza la sua dottrina e noi eravamo i suoi adepti, consci dell’autentico valore didattivo delle nostre fatiche.
Altro che sperimentali del cazzo, noi eravamo l’elite! Studiavamo una scienza relativamente nuova, e grazie a Valerio ne comprendevamo le applicazioni industriali. Mentre quei fighetti del liceo si baloccavano con versioni di latino e altre inezie, noi gettavamo le fondamenta dell’industria elettronica di domani.
Nel seminterrato di un anonimo istituto tecnico di provincia, tra l’odore di stagno fuso e di isolante bruciato, sotto lo sguardo benevolo di Valerio, noi costruivamo il nostro futuro.
Agli esami di maturità la prova di laboratorio di elettronica fu in assoluto la più lunga e impegnativa. Due giorni di lavoro, dallo schema elettrico ai test sul prodotto finito.
Due giorni frenetici a disegnare piste a 45 gradi, forare terminali, saldare integrati fissandone i piedini uno ad uno.
Era l’ultimo sforzo, l’ultimo ostacolo da superare prima di una luminosa esistenza da tecnici industriali ad indirizzo elettronico...

Mi capitò di ripensare a Valerio già poco tempo dopo il diploma. Fu durante un colloquio di lavoro presso una ditta della zona che produceva componenti elettronici industriali. Mi accompagnarono a visitare i reparti produttivi. Vidi all’opera software, di cui nel periodo scolastico avevo soltanto sentito vagheggiare, in grado di progettare circuiti stampati in tempo reale ed autonomamente. Vidi linee di assemblaggio capaci di sfornare migliaia di pezzi/ora, sistemi di testing a verifiche standardizzate, processi automatici di analisi, correzione e rielaborazione.
Ma vidi soprattutto gli anni passati con Valerio che se ne andavano a fare in culo...

E poi mi vedo oggi, mentre faccio un lavoro che non c’entra un cazzo con quello che ho studiato, e leggo sui giornali di tutte queste vicende sul mondo della scuola che riguardano bulli o scioperi dei precari, e mi chiedo se per caso non siano solo le conseguenze -e non le cause- di quella inutile e vecchia anomalia che è ancora oggi la scuola in Italia.