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REGALASI AGENDE ANNO IN CORSO  di SuperCirio 24/02/2006 alle 17:00
Non sono mai riuscito a sopportare le agende. Un sacco di persone ci perdono la testa dietro la propria agenda, ne sono letteralmente innamorati. Si sentono persi senza il loro personalissimo taccuino cazzuto strapieno di appunti, scritte, annotazioni, numeri di telefono, numeri della carta di credito, numeri del contatore del gas, numeri del lotto, numeri di scarpe... E poi annotazioni, appuntamenti, considerazioni, pensieri, riflessioni, grandi verità e semplici cazzate.

Io invece le agende non le sopporto. Le trovo superflue, mi sono d’impiccio, non mi riesce di organizzarle anche se in realtà dovrebbero essere loro ad aiutarmi nell’organizzare me.
Ogni inizio d’anno me ne ritrovo almeno 4 o 5 in mezzo ai coglioni.
C’ho quella aziendale in similpelle con il logo in rilievo, sempre lo stesso modello da anni.
Quella di un fornitore con gli anelli e la sovracoperta in plastica rugosa.
Quella di cartone della banca, pietoso segno di riconoscenza dopo avermi massacrato un anno intero con le spese di gestione del conto.

A inizio gennaio sono tutte lì in bella mostra sulla mia scrivania. qualcuna magari la regalo, che c’è sempre qualche collega o altro che arriva e ti chiede "oh, t’è mica rimasta un’agenda?". Io all’inizio sono un pò restìo a liberarmene, poi guardo il mucchio e gli rifilo la più cessa (quella della Banca).

Una volta c’era il rito del trasferimento dei numeri di telefono, un retaggio dei tempi scolastici quando a inizio anno si copiavano sul diario nuovo tutti gli indirizzi dei compagni e professori (telefoni no, che ai tempi i cellulari erano ben là da venire, e per i professori mollare il numero di casa era un tabù).
Ci vuol poco però a capire che nell’era di internet e dei palmari tutto questo non può stare in piedi.

Eppure continuo a vedere gente che scribacchia incessantemente, prende appunti, si annota cose su ’sti cazzi di libriccini che a volte sono larghi un palmo ma hanno più pagine dell’enciclopedia britannica e sembra di vedere scrivere su dei mattoni messi in verticale. L’agenda tipica di questi fanatici poi è sempre grondante foglietti sparsi, mazzi di segnalibri molto cool, festoni di post-it gialli appiccicati sul lato lungo.

A titolo statistico occorre fa notare che in genere sono le donne le più accanite scribacchien da agenda, credo sia un retaggio genetico dei tempi in cui una fanciulla non era tale se non teneva un proprio diario segreto sul quale riportare ogni banalissimo evento della propia vita privata.
Mi chiedo al giorno d’oggi cosa possa fare un’agenda che non rientri nelle potenzialità del più scarso dei notebook o dei palmari.

Io ad esempio faccio tutto col telefonino. Ci segno gli appuntamenti, mi fa da rubrica telefonica, mi avvisa delle scadenze. Può anche fungere da taccuino per appunti, se si possiede il dono della concisione.
Una volta discutevo di queste mie teorie con una collega ’agendofila’ impenitente.
"A un’agenda non si scaricano la batterie né può esaurire il credito" obiettava lei, " e quindi non ti pianta in asso quando meno te lo aspetti". Le avevo fatto notare che bene o male, in una normale giornata di lavoro, la possibilità di ricaricare le batterie uno la trova sempre.
"seee, e se sei fuori dal mondo e il cellulare ti si scarica, cosa fai?"
"Prendo l’agenda e me la ficco su per il deretano" avrei voluto risponderle, ma ormai ho capito che con le fondamentaliste del taccuino cartaceo è inutile tentare di ragionare.

Comunque se a qualcuno serve un’agenda basta che me lo chieda, me ne sono rimaste almeno un paio.
Ancora nuove, ovviamente.