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SUPERCIRIO’S COMMUNICATION TACTICS&STRATEGIES  di SuperCirio 24/03/2006 alle 11:55
In linea di massima io non odio nessuno. Sono dotato di un animo pacifico, retaggio della mia precedente esistenza da monaco shintoista in cui vivevo contemplando la bellezza del creato, in totale armonia con tutti gli esseri dell’universo.

Esistono però due tipologie umane che riescono a turbare questo mio magico equilibrio interiore mandanomi regolarmente in bestia.
La prima è composta da una sola persona, mia moglie, capace di farmi imbestialire per un’ infinità tale di motivi che sarebbe difficile prenderli in considerazione singolarmente. Del resto la ricerca del proprio Nirvana è un percorso sofferto, ne sono consapevole e ne accetto le dure prove.

La seconda categoria comprende coloro che, discutendo con qualcuno in presenza di altri, nelle fasi di disaccordo tendono a cercare con lo sguardo l’approvazione di un terzo astante non direttamente coinvolto nella discussione.
Porto un caso a titolo esemplificativo.
L’altro giorno durante la prima pausa caffè della giornata discorrevo col collega X in merito alle caratteristiche di un certo dispositivo hi tech. Alla conversazione partecipava in qualità di ’soggetto terzo passivo’ anche la collega Y che, poco avvezza all’uso del marchingegno in questione, si teneva discretamente ai margini della discussione.
Ad un certo punto io e x ci siamo trovati in disaccordo circa una determinata modalità d’uso dell’apparecchio. Nonostante la ragione fosse senza dubbio dalla mia parte, X si incaponiva nel sostenere il contrario.
La situazione sembrava in stallo finché X non ha cominciato a ribattere alle mie affermazioni volgendo lo sguardo verso Y.
Fortuna vuole che X sia un bravo ragazzo e un buon collega, quindi mi sono limitato a mandarlo bonariamente a cagare, in perfetto stile shintoista.

Però l’ odio verso chi usa questo meccanismo rimane.
E chi sfrutta questa fastidiosa tattica nelle discussioni con il prossimo dovrebbe odiarsi da
solo, poichè è un atteggiamento che palesa le sue difficoltà nel reggere il confronto verbale.
Chi espone a qualcuno un concetto e contemporanemante cerca l’appoggio di qualcun altro per dare forza alle sue tesi, evidentemente non è poi così convinto di quello che sta dicendo. Anzi, è un debole che cerca un sostegno per mantenere in piedi idee, opinioni o concetti che altrimenti barcollerebbero sotto la loro stessa inconsistenza.
Spesso la malvagia strategia di questi pavidi dell’eloquio prevede anche una variante letale: il sorriso, lanciare cioè lo sguardo al "terzo soggetto passivo" con una maliziosa smorfia divertita che sottindente una certa condiscendenza, della serie "ma lo senti cosa sta dicendo questo qui?! Vero che tu dai ragione a me?". E’ una tattica spregiudicata che punta a umiliare l’avversario per sopperire alla propria carenza argomentativa. Per fortuna questi pusillanimi si incontrano raramente; quando però succede è meglio saperli contrastare in modo efficace.
La mia controtattica preferita consiste nel reagire in modo calmo e deciso, nel rispetto della secolare dottrina shintoista: "Ke cazzo guardi, minkione?! Sono io che ti sto parlando! quindi fammi il favore di guardarmi negli occhi, enorme testa di cazzo!!".
Il pusillanime crolla e si ritira, funziona quasi sempre.