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DRESS FOR EXCESS  di SuperCirio 08/05/2006 alle 17:00
Tra le categorie umane che tollero con maggiore difficoltà, un posto d’onore spetta senza dubbio alle Solerti Commesse, e in particolare una specifica sottocategoria: le Solerti Commesse dei negozi d’abbigliamento.

Chi non ha mai avuto la sventura di incrociare questa catarsi della perversione umana?
Succede che ad un certo punto hai la sciagurata idea o necessità di acquistare capi di vestiario, ti carichi di buoni propositi e infili l’ingresso della boutique in centro, ignaro del fatto che una Solerte Commessa ti attende bramosa di spogliarti della tua dignità.

Sei lì che ti aggiri guardingo tra gli scaffali, fingendo l’indifferenza di chi è lì giusto per togliersi uno sfizio o un capriccio da poco, con un’aria del tipo "si, bella robetta, ma sono abituato a ben altro". Fingi di valutare i capi con un’espressione da annoiato, in realtà ti storci il collo nel tentativo di sbirciare i prezzi sui cartellini senza toccarli. Poi, quando realizzi che il costo è dieci volte il budget di spesa prefissato, abbandoni il capo lasciandolo cadere sullo scaffale come sfosse uno straccetto da niente, un cencio incapace, fosse anche filato in oro, di soddisfare le tue raffinate esigenze modaiole. La Solerte Commessa intanto è là, e ti guarda. Ha già capito tutto. Finge indaffaramento, ma ha ggià stabilito quando sarà il momento di colpire.

Mentre ripongo inorridito sullo scaffale una camicia il cui acquisto mi metterebbe in guai seri con la banca, lei scivola silenziosamente alle mie spalle. E colpisce.

"Salve, posso aiutare? Cercava qualcosa in particolare?
La guardi. sarebbe anche carina, non avesse quell’aura inquietante da rettile in procinto di colpire.
’si, vorrei una centrifuga atomica per l’arricchimento dell’uranio, ne avete?’ vorresti risponderle, ma la tua ironia gratuita non riesci a scaricarla su una dolce signorina che ti sorride, anche se è una pericolosa Commessa Solerte.
"ehm, niente... così, volevo vedere per una camicia..." farfugli.
"ah, camicia!" si illumina lei; "qualcosa sul casual o puntava sul classico?"
"mah... diciamo una via di mezzo, qualcosa di casual e classico insieme"
Il rettile ti guarda sorridendo, ma un lampo di puro disprezzo le brilla fugacemente nello sguardo. "Una via di mezzo..." ripete a labra semichiuse, come per reprimere un senso di nausea.
Ti coglie la sensazione di aver toppato. Una camicia casual e classica al tempo stesso: che cazzo di indicazione è?! Come se le camicie si potessero rovesciare come gli impermeabili: classico sul dritto, casual sul rovescio. E così risparmi pure sui lavaggi, olè.

La Solerte rotea gli occhi, spazia con lo sguardo sulle pletore di camicie disposte all’intorno, poi con gesto sicuro ne raccoglie una dallo scaffale più vicino e te la dispiega davanti con mosse aggraziate.
"questo è un modello abbastanza casual, ma con una taglio decisamente classico"
Tu valuti l’improbabile cromatismo del disegno a rigoni, il taglio vezzoso del collo alla coreana e l’assurdo riverbero dei bottoni madreperlati..."ecco, magari qualcosa di più classico e meno casual..." cerchi di opinare, immaginandoti con quella specie di carta da parati addosso in giro a fare ridere anche i parchimetri.
La Solerte ti guarda come uno squilibrato; "qualcosa di più... classico? vediamo" ti dice risoluta.
Punta infine un sontuoso scaffale in legno pregiato con fregi d’oro e due guardie giurate a lato.
Sul suo unico ripiano, illuminata da potenti faretti come una scultura al museo, giace una camicia di fattura decisamente classica.
La Solerte si inchina davanti all’espositore-tabernacolo e raccoglie con gesti timorati la preziosa reliquia.

"questa è in garbadine di cotone, chiusura con bottoni e collo francese. Polsini stondati con bottone, doppia piega sul carrè. Un esemplare di inconfutabile taglio classico" sermoneggia porgendotela come fosse un frammento della Sindone.

In effetti il prezioso manufatto si lascia gradire. "Si, questa è più nelle mie corde" dichiari con entusiasmo un pò forzato, felice di mostrarti finalmente positivo e in sintonia anche se avverti una strana inquietudine.

Per darti un tono da intenditore dispieghi la camicia per periziarla nei dettagli, e una manica quasi sfiora il pavimento. Una delle guardie porta la mano alla fondina.
Ogni movimento in realtà è mirato a portare in evidenza il cartellino con il prezzo, giusto per farsi un’ordine di idee.
Quando realizzi che con quella camicia ci paghi 11 rate del mutuo pensi ad uno scherzo, poi ti ammutolisci e dissimuli come puoi l’imbarazzo.

Passano una ventina di secondi che sembrano un’eternità; il silenzio è palpabile, rotto solo dal fruscio delle tue mani che meccanicamente saggiano ancora la stoffa, mentre la tua mente è ormai lontana.

"Si, molto bella" dici con la gola secchissima "ma non so se ho una giacca adatta a questo colore... magari vedo cos’ho in casa da abbinarci e ci faccio un pensiero" menti spudoratamente.
Il disagio ormai è concreto come marmo; una delle guardie sorride sorniona.
La Solerte ha già cominciato a ripiegare con cura la camicia appena violata dalle tue pezzenti mani: "come vuole," sussurra con una enigmatica piega delle labbra, come la Gioconda.
Le guardie ormai sghignazzano apertamente.
"ok, allora appena riesco faccio un salto" farfugli fingendo spigliatezza e guadagnando a piccoli passi l’uscita.
"Arrivederci, torni quando vuole..." rimanda lei, e nella sua espressione - un mix di condiscendenza, biasimo e disprezzo- ti pare di cogliere un chiaro messaggio: ’l’Oviesse è a destra dopo il semaforo, pezzente!’