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SAREBBE SUFFICIENTE UN MINIMO DI UMILTÀ  di SuperCirio 01/06/2006 alle 15:21

Ieri sera su Rai2 ho visto l’amichevole Italia-Svizzera finita 1-1. In realtà l’ho intravista mentre facevo altro, però sono riuscito a cogliere le azioni dei gol.
Partita abbastanza noiosa devo dire, ma qui non era del gioco che volevo parlare, bensì di un episodio particolare che mi ha fatto riflettere su quanto il nostro calcio sia ormai diventato uan merda a prescindere dalle mafie di Moggi&Co e di tutti i casini che la faccenda si è trascinata dietro.
C’è stato un momento in cui Gilardino è scattato su passaggio in profondità di un centrocampista -Pirlo, mi pare- e la palla sembrava una di quelle buone. Anche la posizione del Gila pareva regolare, nonostante le immagini rallentate abbiano poi mostrato che c’era una minima condizione di fuorigioco, difficle da vedere a velocità normale. Fatto sta che il guardalinee l’ha comunque segnalata fermando il gioco e facendo esplodere l’attaccante: urli&sbracciamenti, gestacci, smorfie di disperazione... insomma tutto il repertorio mimico ed espressivo cui i calciatori nostrani ci hanno abituato ad assistere nei casi di decisioni arbitrali sfavorevoli o comunque dubbie. E si trattava tutto sommato di un’amichevole, chissà cosa dovremo aspettarci in simili frangenti quando il gioco comincerà a farsi serio.
In quel momento mi è tornato alla mente un lampo di Barcellona-Milan, semifinale d’andata dell’ultima Champions. Il palo centrato da Ronaldinho. Sembrava un gol già fatto: azione corale di calcio ’bailato’, due passaggi e la palla arriva al brasiliano che finta e mette fuori scena Dida, poi colpisce debole ma la palla sembra destinata bene e rotola tranquilla&indisturbata verso la linea di porta... alla fine centra il palo. Dida la fa sua tra gli "uuuooohh" di sollievo dalla curva sud.
La regia inquadra Ronaldinho: sorride. Un sorriso aperto, solare, luminoso, bello come può essere bello un sorriso con i denti storti di Ronaldinho. Stava giocando la semifinale di andata di Champions League, fuori casa, e aveva appena centrato un palo. Beh, lui SORRIDEVA.
Proviamo ora per un solo momento ad immaginare nella stessa identica situazione un Vieri, o un Toni, o il già citato Gilardino. Cosa vedremmo? Scene di isteria, smorfie di dolore, mani nei capelli, calci sferrati al palo, pugni per terra, labiali grondanti bestemmie e imprecazioni.
La differenza è tutta qui, in questo diverso atteggiamento nel vedere, nell’intendere e soprattutto nel giocare al pallone.
Qualcuno potrà obiettare che per quanto riguarda la nostra realtà certi atteggiamenti dei giocatori in campo sono il riflesso dello spirito che anima i tifosi sugli spalti, e che il calcio in generale è lo specchio della nostra società, ma lo stesso mi chiedo se a 9 giorni dall’inizio del torneo mondiale -padre di tutti i tornei per quanto riguarda questo sport- non sia un dovere per chi ricopre ruoli di responsabilità nelle istituzioni sportive imporre alla nostra rappresentativa un cambio negli atteggiamenti da tenere in campo. Oltretutto non dimentichiamo che la nostra nazionale si presenta al mondo trascinandosi dietro l’eco dello scandalo delle intercettazioni, questione vergognosa rimbalzata su tutte le maggiori testate giornalistiche del mondo. Sarebbe meglio, data la situazione, mantenere un profilo di basso livello e muoversi con misurata umiltà, invece di spandere caciaroneria sbruffona anche nelle amichevoli con gli svizzeri. E invece noi, preso atto della situazione, chi ci piazziamo a dirigere l’orchestra? Marcello Lippi, cioè l’allenatore più indisponente, odioso e antipatico (dopo Capello) che abbia mai calpestato un campo da calcio.
E’ vero che moggiopoli è storia recente, e cambiare le carte a gioco iniziato non sarebbe stato facile, ma resto convinto che Lippi sia stata una scelta fallimentare sul piano dell’immagine.
Su tutto il resto aspettiamo ancora pochi giorni, poi si giudicherà.
Un solo monito per quel pirla di Totti che ieri sera, amichevole o non amichevole, è riuscito a rifilare uno spintone a gioco fermo ad un difensore. Forse il pupone dei miei coglioni ha dimenticato la lezione della sua squalifica agli ultimi europei. Speriamo si rinfreschi la memoria in fretta, prima che lo faccia un Poulsen qualunque sul campo.