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TROPPO 21  di SuperCirio 28/06/2006 alle 14:46
La sindrome d Peter Pan, la conosci? Un ambito psichico che porta chi ne soffre (se di sofferenza si può parlare) a rifiutare l’idea di affrontare la propria crescita e maturità, portandolo a mantenere tratti caratteriali (a volte anche fisici) tipici della verde età. Materia per eminenti sociologi/psicologi/psichiatri, ospiti fissi di Porta a Porta o titolari di rubriche a tema sui settimanali di larga diffusione.

Ieri leggevo dei risultati di una recente ricerca sull’argomento da parte di uno psicologo inglese. Obiettivo, dimostrare che l’uomo moderno tende sempre più a manifestare uno stato di "neotenia psicologica", cioè l’incapacità di accettare il processo di maturazione della propria personalità che si traduce nell’adozione di modelli comportamentali infantili o adolescenziali.

Le ragioni, secondo lo studio, trovano radici nel senso di precarità sempre maggiore del vivere moderno, nei ritmi competitivi che la nostra società impone con la sua necessità di formazione continua e di adattamento a modelli culturali e professionali in continua mutazione.

Forse questa immaturità forzata altro non è che il risvolto psicologico di un modello sociale che impone canoni di bellezza effimeri ed irrangiungibili, e quindi essere giovani (o almeno sforzarsi di rimanere tali) soddisferebbe questo desiderio di apparire sempre al top, sia nel fisico che nei modi.

Io, che sul piano fisico ho abbandonato l’adolescenza da un pezzo, tendo comunque a coltivare il germe dell’immaturità. Lo faccio con piacere. Forse è una tendenza tipicamente maschile. Si dice infatti che le donne siano portate a maturare precocemente rispetto ai coetanei maschietti. E’ un luogo comune diffuso che le femminucce siano più brave a scuola perchè "mettono giudizio" prima dei maschiacci caciaroni e casinisti. Probabilmente è così: infatti le donne sono più rompicoglioni, sono maggiormente soggette a stati depressivi e mancano di autostima più degli uomini. Questo perchè non sanno restare bambine, a differenza di noi maschiacci. Tutto ciò a mio avviso dipende dal retaggio di un modello culturale radicato e al tempo stesso anacronistico nel quale la donna, in virtù del suo ruolo di regina della casa, allevatrice di figli e devota servitrice del proprio compagno, aveva la necessità di comprimere i tempi dei propri processi di maturazione.
Matrimonio, casa, figli, famiglia: la donna di ieri non aveva tempo per frizzi e cazzi, cresceva in fretta e basta. L’uomo rimaneva l’eterno bambinone al quale demandare il ruolo fondamentale del procacciatore di reddito, e assolta tale funzione gli era permesso continuare a fare lo scemo come un ragazzino sollevandolo dalle grandi responsabilità della conduzione familiare.

Oggi è diverso, ormai le donne non fanno praticamente più un cazzo: si sposano a 35 anni, fanno figli a 40 (quando li fanno)e spartiscono rigidamente compiti e ruoli con i propri compagni. Si emancipano professionalmente nel nome di un’idolatrata indipendenza economica, pretendono dai propri uomini atteggiamenti e comportamenti che non appartengono per tradizione alla sfera maschile, il tutto sotto la finta bandiera della parità dei sessi.

Non accettano più di essere semplici mogli, madri o amiche: ora, per dirlo con parole da donna evoluta e moderna: si vogliono divertire. Putroppo per loro però non ne sono capaci. Si sono crogiolate per anni nella convinzione che l’emancipazione del ruolo sociale della donna potesse realizzarsi attraverso la parodia dei modelli comportamentali tipicamente maschili. Anche nella ricerca del benessere o nell’organizzazione del tempo libero. Ma per quanti sforzi possa profondere una donna non riuscirà mai ad essere veramente immatura come soltanto un uomo sa essere. Mantenere e saper valorizzare il proprio lato fanciullesco, adattandolo ai cambiamenti che la vita e l’età impongono, è un complesso esercizio esistenziale nel quale solo il maschio sa eccellere.

Non per autoreferenza, ma il sottoscritto è una dimostrazione solare di questa teoria: nonostante una leggerissima sfumatura di decadenza nell’aspetto fisico e un rapporto con la realtà da quasi quarantenne padre di famiglia, dal punto di vista dell’animo rifletto un’indole adolescenziale che negli ultimi tempi tende anche a preoccupanti incrementi di intensità.
Questo non significa che passo le notti in discoteca vestito con le canotte di D&G, nè che intendo acquistarmi una Harley Davidson per andare a tampinare le ragazzine fuori da scuola.
E’ solo un atteggiamento mentale, un modo di filtrare la (pallida) realtà che mi circonda passandola sotto la lente di un’immaturità potenziale e latente. Uno dei segnali più evidenti di questa personale regressione è la passione per i programmi idioti di MTV: Pimp My Ride, Freaky Family, Room Raiders, Switch Trip... tutti format di una demenzialità assoluta, ma io li trovo irresistibili.
Anche in ambito musicale da qualche tempo non scherzo in quanto a regressione adolescenziale. Da mesi mi strino i nervi acustici con gruppi semisconosciuti talmente "avant-garde" da essermi guadagnato presso colleghi e amici puristi del rock classico il giudizio di "esperto di musica da teen agers". Non me ne frega un cazzo. Olè, questo si che è un atteggiamento immaturo. Magari un giorno approfondirò l’argomento, per oggi mi sono rotto a sufficienza.

p.s. questo post rispecchia in termini assoluti le linee guida del blog descritte nel disclaimer: inutile, inconcludente e fine a se stesso.
p.p.s Il titolo può apparire criptico, me ne rendo conto, ma per me e (forse) un paio di amici ha una sua coerenza con il contenuto del post. Non sto a parlarne oltre, è una storia troppo lunga.