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FIRIRFIRÌ FIRIFIRÌ FIRIFIRIFFIFFÌ FIGUR DEL MERDAAAAA...  di SuperCirio 16/10/2006 alle 11:49
La vita del pendolare metropolitano a volte può essere dura per motivi incredibili e assurdi.
Venerdì pomeriggio, ad esempio, temo di essere stato l’inconsapevole protagonista di una colossale figura di merda consumata su un vagone della metropolitana. O almeno credo, poiché le circostanze in cui è maturato l’evento mi sono talmente poco chiare che potrebbe in realtà non essere successo nulla, se non nella mia immaginazione. Ma veniamo ai fatti.

Venerdì scorso alle 17,15 circa, la folla in attesa della metro alla fermata Duomo della linea 2 era stranamente meno caotica del solito, tanto che all’approssimarsi del mio treno ho scorto dai finestrini un viaggiatore che liberava un posto sul lato banchina. Un pregiato sedile di fine fila, il più ambito in assoluto perchè ti permette di sedere con almeno un lato libero da sudamericani odoranti aglio o chiassosi ragazzini con zainetto. In più ci puoi bellamente stravaccare un braccio sulla barra che delimita la fila di sedili, guadagnando spazio vitale nel caso si abbia un giornale o altra rivista da leggere.

Appena le porte si sono dischiuse il minimo necessario mi sono fiondato all’interno puntando il prezioso seggio. E’ stato un attimo, questione di pochi centesimi di secondo: un’agile vecchietta seduta al posto successivo, con un repentino movimento delle anziane natiche è scivolata di uno spazio, occupando con aria trionfale lo scranno a me destinato. Vecchia tr....
Non m’è restato altro che sedermi di fianco, sul sedile di categoria B scaldato fino a poc’anzi dalle chiappe della vecchia usurpatrice.

Colmo di astio ribollente, mi sono adattato agli angusti spazi riservatimi dall’avverso destino del pendolare, ho alzato il volume degli auricolari sul lettore mp3 ed ho cavato dalla borsa l’ultimo Focus, aprendolo a caso con un movimento esagerato del gomito che la megera (maledetta!) ha evitato mostrando riflessi da serpente.

Occorre dire che si era sul vagone di coda, nell’ultima fila di sedili oltre i quali, dopo una spazio aperto e irto di appositi sostegni, restava solo la parete graffitata di fine vagone a dividerci dall’oblio oscuro delle gallerie.

Ebbene, tempo tre fermate e si era a Cadorna, crocevia di intenso traffico nonostante, come detto, venerdì la ressa fosse meno intensa del consueto.
Fatto sta che tra i tanti passeggeri in salita a Cadorna c’era una giovane coppia con bambina neonata, che va a piazzarsi in piedi nello spazio tra la vecchia e la parete di fondo.
Lui, alto almeno 1 e 90, si regge con una manona all’apposito sostegno mentre con l’altra culla il fagottino rosa addormentato. Lei: strasgnacchera bionda, bocce da paura, scarpe casual e gonnellino da tennista a scoprire due km di cosce.
Focus passa automaticamente in secondo piano, mentre la figura della nuova arrivata diventa immediato oggetto delle mie attente disamine.
Ora, i più arguti tra i miei affezionati esegeti avranno già individuato l’asse cardine della faccenda, e come a quel punto le nere nubi della figura di merda avessero già cominciato a tuonare minacciose sul mio capo. A tutti gli altri dico: aspettate e capirete. Capirete in ritardo, come è successo a me in quel frangente, con la differenza che IO ero lì, voi no.

A mia parziale discolpa anticiperò che tutto sommato si era alla fine di una settimana lavorativa, quindi una certa comprensibile stanchezza può aver giocato il proprio ruolo nella faccenda. Inoltre ero tormentato da un fastidioso principio di raffreddore, senza contare la sinusite che sentendo avvicinarsi la sua stagione di gloria ha già cominciato a tormentarmi.

Forse per queste e per altre ragioni, quando al disotto del livello della musica in cuffia ho sentito la vecchia urlare qualcosa, e con la minima percentuale di sguardo non dedicato alle cosce della bionda l’ho anche intravista girata verso di me, ho assurdamente pensato che la megera stesse gridando qualcosa ad un suo conoscente seduto molti sedili più avanti, verso la testa del vagone. E anch’io, mentre la vecchia continuava a sbraitare cose che la musica mi impediva di capire, ho distrattamente sospeso ogni perizia sulla mammina per buttare uno sguardo avanti ad individuare il fantomatico interlocutore cui l’anziana si ostinava a urlare indicazioni. Ma nessuno tra tutti gli altri viaggiatori del vagone dava segnali di interazione nei confronti della vecchia. Tutti si limitavano a guardare nella sua (e mia) direzione con aria interrogativa.

Finchè, all’improvviso, i lampi della figura di merda si sono abbattuti rabbiosi su di me, quando la vecchiaccia, con gesti inequivocabili e plateali, ha invitato il giovane padre a sedersi al suo posto.

Ora, immaginiamo lo scenario così come l’ho ricostruito io:
un padre con la figlia neonata in braccio è costretto a viaggiare in piedi mentre un giovane passeggero -seduto- invece di affrettarsi a cedergli il proprio posto, si bea della visione della sua bionda e sgnacchera moglie, ignorando le invettive indignate che l’anziana signora seduta di fianco gli sbraiata contro dinnanzi all’intero vagone sbigottito. Non solo: il giovinastro mostra anche una buona dose di insolenza poiché alle rimostranze dell’anziana signora risponde con aria indifferente girandosi dall’altra parte...

Da lì in poi, Focus mi è servito solo per tenere gli occhi bassi, ma non m’è riuscito di leggerne più neanche una riga. La vecchia è scesa a Lampugnano. Spero fosse diretta al cimitero maggiore, e che ci sia rimasta.

Per un pò di tempo varierò gli orari di uscita dal lavoro. A volte è dura la vita di noi pendolari.