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FAME DI SUONO  di SuperCirio 25/10/2006 alle 16:32
Da un pò di tempo il mio ego di talent scout musicale subisce costanti mazzate all’orgoglio. Non trovo più niente di interessante, sto attraversando un autentico deserto sonoro. E questo nonostante la mia opera periziatoria prosegua con immutato fervore. Il problema è che becco sòle, nient’altro che sòle. Comincio a temere che il mio sesto senso scopritore di talenti dell’universo indie stia mostrando segni di cedimento.
Vaste allocazioni di memoria del mio lettore mp3 ospitano album che non meritano l’ascolto oltre il terzo brano. Molti nuovi autori e bands Indie, i cui cd di esordio mi avevano folgorato, alla prova della seconda uscita mi hanno profondamente deluso.

E’ il caso ad esempio dei Mars Volta, dal cui terzo album "Amputechture" mi aspettavo in tutta onestà qualcosa di più.
Oppure degli Angel&Airwaves, la nuova band di Tom De Longe (ex Blink182), dei quali ho atteso a lungo l’uscita dello strombazzatissimo album d’esordio "We Don’t Need To Whisper", rivelatosi poi l’ennesima sòla.

Leggo critiche su riviste e giornali, navigo oscuri siti web, spulcio fanzine di mezzo globo, eppure nonostante l’impegno i risultati stentano.
Forse anche a causa mia: invecchiando divento ipercritico. Una volta ascoltavo di tutto, oggi invece sono selettivo. Forse troppo.

Nella desolazione che ha accompagnato le mie ultime settimane di ricerca, due sole cose ho classificato come interessanti. La prima è Electric Tears", album sottovalutato di un giovane chitarrista californiano, famoso tra le altre cose per essere stato l’autore della soundtrack di "Fantasmi da Marte", regia di Carpenter. A differenza di quasi tutto il resto della sua produzione (peraltro mastodontica, se si considera che il personaggio non arriva ai trent’anni), orientata principalmente su percorsi progressive/alternative/electronic rock, "Electric Tears" è un melodico insieme di ottima electric guitar. Una specie di Pat Metheny, però più giovane e progressive.

L’altro e il nostrano Zucchero con il suo "Fly", e questo la dice lunga su quanto siano insidiose le secche musicali che mi hanno incagliato. Dopo "Shake" ho pensato che mai + avrei dedicato tempo e risorse all’ascolto di Zucchero. Eppure sentendo "Fly" ho avuto la sensazione di ritrovare il Fornaciari dei vecchi tempi, quello di "Blues" e di "Oro Incenso&Birra".
Un bell’album... Zucchero...
Si, sono messo male.