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JE VOTE, DONC J’EXISTE...  di SuperCirio 31/05/2005 alle 11:29
Ammetto che questa storia del no francese al referundum sulla costituzione europea non mi è troppo chiara.
Innanzitutto devo ancora capire il perchè del referendum, lo scopo della consultazione: l’obiettivo era ratificare il testo del trattato? Oppure sondare l’opinione pubblica sui contenuti del documento costituzionale? Ma gli organi istituzionali non dovrebbero, su mandato degli elettori e quindi come espressione di quest’ultimi, avere delega a ratificare, emendare, eventualmente approvare o (come avvenuto) respingere le norme del trattato?

Forse ho una visione circoscritta dell’architettura istituzionale europea (l’educazione civica non è un punto forte nei programmi didattici delle scuole italiane) ma ero e resto convinto che questo tipo di attività "ratificatoria" fosse onere e prerogativa esclusiva dei vari parlamenti nazionali, non dei cittadini.

Se a me chiedessero di esprimere favore o contrarietà sui contenuti del testo in questione, su quali argomenti dovrei basare il giudizio? Tempo fa, quando gli stati membri approvarono e sottoscrissero il trattato, scaricai dal Corriere Online il testo integrale in formato PDF e, incautamente, decisi di stamparlo: oltre due chili di carta, almeno una risma e mezzo. Ne lessi 7 pagine (escluse quelle con l’elenco delle cariche istituzionali sottoscrittrici) dopodichè il malloppo fu parcheggiato sull’angolo di scrivania e succcessivamente passato al contenitore del macero.
Ancora oggi, al ricordo, sento nelle orecchie le urla della foresta sacrificata a quell’inutile scempio cartaceo.

Ad oggi, della costituzione europea posso dire solo due cose:
1) come il buon vecchio Karol G.P. II, anch’io non ho gradito il mancato riferimento alle radici cristiane del continente;
2) per stamparla occorre un sacco di carta.

Ora, considerato che non ritengo i francesi più ferrati rispetto gli italiani su temi euroistituzionali, mi chiedo: perchè hanno votato no?A cosa, no?
No all’unione europea? Non sono d’accordo, pur con i limiti che certo vanno riconosciuti e accettati in un progetto politico tanto giovane quanto complesso, al sogno unitario va riconosciuto un potere pacificatore fondamentale; non dimentichiamo che dell’unione fanno parte nazioni che si scannavano tra loro fino a pochi decenni fa.

No all’euro? certo, anch’io mi incazzo quando caccio 1 euro e 20 per un caffè e altrettanti per un litro di benzina, ma sono anche abbastanza vecchio da ricordare i segni che certe burrasche monetarie lasciavano sulle nostre rimpiante lirette...

No ai principi normalizzatori sui prodotti e i mercati? Se all’Italia hanno negato la possibilità di usare la denominazione Tocai per un vino, allora anche i mangiarane d’oltralpe possono accettare dei limiti regolatori su qualcuno dei loro formaggi cazzoni!

Credo in realtà che il no dei francesi sia una risultante di tutto questo e altro ancora, ma di una cosa sono certo: il referendum è stata un’idiozia. Forse l’europa può fare a meno della Francia, sicuramente la Francia non può fare a meno dell’Europa.