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SUPERCIRIO RISPONDE  di SuperCirio 03/11/2005 alle 11:05
Illuminato SuperCirio,

nei giorni scorsi si è scatenato un gran polverone sulle dichiarazioni rilasciate da Berlusconi durante l’incontro con Bush alla Casa Bianca. Pare infatti che il presidente americano abbia espresso al premier le sue preoccupazioni sui futuri scenari politici italiani e si temono ingerenze da parte della superpotenza nelle prossime consultazioni elettorali. Ma fino a che punto sono plausibili queste congetture e, secondo la tua esperienza e competenza in materia di politica internazionale, quanto cazzo gliene frega all’amministrazione americana di quello che uscirà dalle italiche urne l’anno prossimo?
sinceramente tuo, Sistema Instabile


Caro Sistema Instabile,
in realtà non trovo granchè da stupirsi di questa faccenda. Bene o male tutta la nostra storia nazionale recente si intreccia con gli interessi e le politiche internazionali d’oltreoceano, pertanto non mi suona strano che gli americani mostrino preoccupazione per il futuro assetto della nostra politica e desiderino in qualche modo poter prendere parte ai suoi sviluppi.
Lasciando da parte il facile antiamericanismo - che oltretutto non fa parte della mia cultura - credo siano ben pochi i processi politici (democratici o no) sull’intero pianeta nel quale gli americani non abbiano svolto almeno un’attività di monitoraggio.
Per quanto ne so gli ultimi sessant’anni sono stati - Sigonella a parte - una sinfonia ininterrotta di pensieri, parole e opere di riconoscenza verso l’alleato che ci tolse dalla zampa la dolorosa spina del nazifascismo.
Non dimentichiamo poi che per l’intera durata della guerra fredda il nostro è stato un paese di frontiera, l’ultimo baluardo democraticamente libero affacciato a strapiombo sul baratro assolutista dell’impero rosso. "Hic Sunt Leones" scrivevano i cartografi del Pentagono sulle terre ad est dei nostri confini.
Certamente la caduta del muro a Berlino ha spostato - e non di poco - parecchi baricentri negli equilibri internazionali, ma per l’America il fatto di ritrovarsi unica potenza planetaria davanti all’impero sovietico in disfacimento ha significato un maggior impegno nel rafforzamento della propria egmonia a livello globale.
Personalmente non credo che Bush abbia molto da temere da un cambio di rotta delle politica italiana. In quanto alleati, la nostra fedeltà non è mai stata messa in discussione, neanche quando il PCI era il più grande partito comunista d’occidente. Forse, ragionando in base allo scenario attuale, Bush teme che il cambiamento possa in qualche modo far mancare il nostro appoggio (politico ancor prima che militare) verso il conflitto iracheno, ma anche in questo caso a mio parere si tratta di dubbi senza fondamento; ormai in Iraq lo sforzo bellico è virato in impegno per la ricostruzione e quindi inizia la fase della ’monetizzazione’: chi c’è c’è, gli altri cazzi loro, lo capirebbe anche Bertinotti.
Del resto quando l’ONU autorizzò l’intervento militare in Kosovo il nostro presidente del consiglio era D’Alema, gli accordi di intervento vennero ratificati dall’allora governo di centrosinistra e alla macchina bellica americana fu garantito l’appoggio richiesto. Certo, Berlusconi avrà soffiato nell’orecchio a Bush che un futuro governo Prodi significherebbe un’immediato azzeramento del nostro impegno militare in Iraq; bisogna vedere fino a che punto Bush è disposto a credergli, non è così pirla come lo dipingono.
Quindi, caro Sistema Instabile, non so quanto l’amministrazione americana potrà interferire con i risultati delle nostre prossime elezioni, né quali interessi potrà avere nel farlo. Nel dubbio, però, si metta un bell’elmetto.