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Una montagna di saluti
Di SuperCirio addì 19/08/2008 @ 22:11:16, in free time, linkato 688 volte)
Una settimana di vacanza è scivolata via alla stessa velocità del vento fresco (freddo) che soffia tra le montagne dove ho passato questi sette giorni, e che mi vedranno loro ospite (mio malgrado) anche per i prossimi sette. Si tratta solo di resistere un'altra settimana. Posso farcela, e se gli dei del clima continueranno a sorridermi, magari insieme agli spiritelli che fanno crescere i funghi nei boschi, potrei anche godermela questa residua settimana di vacanza.
Nel caso non si fosse ancora capito, il mio livello di entusiasmo nei confronti delle vacanze in località montane è abbastanza prossimo allo zero.
Ovviamente so apprezzare la maestosità dei paesaggi, la qualità dell'aria iperossigenata e tutte le ragioni che spingono un sacco di gente a spendere le proprie ferie nelle località di montagna. Ma per quanto mi riguarda trovo che le vacanze alpine mi innalzino a dismisura i livelli di quello che io definisco "il senso dello schifo".
Non sto dicendo che la montagna faccia schifo, soltanto che, per ragioni ancora poco chiare, in montagna si concentrano una quantità di cose e situazioni che mi fanno tremare di ribrezzo.
E'un fenomeno che ritengo dovuto a due cause scatenanti: da una parte la costante e completa "immersione" in un ambiente naturale cui non sono abituato. Dall'altra una serie di ricordi ed esperienze pregresse legate alla montagna (e in parte al mio passato scout) che hanno segnato in maniera indelebile il mio rapporto con la montagna, la sua natura e le sue genti.

E'doveroso premettere che il "senso dello schifo" non è una forma di psicosi verso l'igiene, o una fobia alla Woody Allen verso germi e batteri, nei confronti dei quali provo una cauta indifferenza, almeno finchè si limitano a fare il loro sporco lavoro senza coinvolgermi troppo.

Il senso dello schifo si riferisce a fatti, situazioni o elementi concreti che, se per molti possono addirittura essere una caratteristica irrinunciabile dell'ambiente montano, a me danno letteralmente il voltastomaco. La puzza di letame, ad esempio che da queste parti è una costante. Ovvio, ti dicono: l'allevamento del bestiame è una delle principali attività economiche di questi luoghi, e dove ci sono bestie c'è l'odore dei loro escrementi.
E comunque -sostengono gli alfieri difensori delle vacanze alpine- è tutta roba naturale.
Se è per questo anche i serpenti a sonagli e i vapori di cloro sono 'cose naturali', ma a nessuno piacerebbe conviverci in continuazione.
Non ho nessun pregiudizio contro le mucche e i bovini in genere, ma l'afrore di stalla che mi assedia di continuo le narici e le "torte" di merda disseminate per ogni metro quadro di alpeggio riescono a mandarmi in bestia, stuzzicando di continuo il mio senso dello schifo.
Alcuni anni fa, in vacanza come oggi in Valle d'Aosta, durante una passeggiata nei boschi ebbi l'inaccortezza di lasciarmi tentare dalle acque fresche e cristalline di un ruscello d'alta quota.
Credo di aver bevuto non più di un paio di bicchieri di quell'acqua subdola, ignaro del fatto che sugli alpeggi soprastanti intere mandrie di mucche erano indaffarate nel più classico dei passatempi bovini: produrre escrementi da riversare nei torrenti.

Ci vollero mesi prima che il mio stomaco riuscisse a neutralizzare la carica batterica introdotta grazie a quelle uniche sorsate, e furono mesi di guerra a colpi di nausea, dispepsia e grandi emissioni di gas gastrici. Ancora oggi mi rifiuto di bere acqua naturale in montagna, compresa quella dell'acquedotto comunale, se non previa bollitura o disinfezione a colpi di Idrolitina.

Un altro generatore di schifo tipicamente alpino è il fango, che in queste zone della valle d'Aosta abbonda, nerastro ed appiccicoso, in ogni periodo dell'anno. E' normale che in una zona soggetta ad abbondanti precipitazioni sia facile che si formi del fango.
Ciò che non trovo normale è l'idea di ritrovarmelo continuamente appiccicato alle scarpe, denso e colloso come bitume puzzolente.

Dalle parti di Morgex (Ao) c'è un campeggio che ho avuto la sventura di frequentare per alcuni anni, dove il fango nerastro è talmente onnipresente e disagevole da sembrare quasi dotato di un propria, malvagissima coscienza. Me lo ritrovavo ovunque: aggrappato alle suole, nascosto negli orli, spalmato sul fondo dei calzoni. Soltanto percorrere quei pochi metri necessari a raggiungere i più vicini servizi igienici era sufficiente per ritrovarmi coperto da uno strato di mota viscida e catramosa. Non sto a dire quali impennate subisca il mio senso dello schifo quando il fango arriva ad invadere gli spazi domestici, come ritrovarselo che cola dagli scarponi parcheggiati di fianco al letto.

Il mio odio verso il fango affonda le radici in un lontano passato da boy scout, poiché la palta è un elemento onnipresente nella giornata tipo di ogni Giovane Esploratore. Le tende canadesi affondavano nella palta; piatti e gavette ne erano sempre intrisi; le nostre divise cambiavano colore a seconda del tipo di fango che le ricopriva, e si irrigidivano come scafandri man mano che questo si seccava.

Tornando al mio angolo di val d'Aosta, sembra quasi che da queste parti ritrovarsi fango e palta in ogni interstizio sia una questione di poca importanza, un dettaglio vagamente disagevole, qualcosa con cui convivere in semi-armonia condividendo i propri spazi vitali, anche i più intimi.

Prendiamo ad esempio i rifugi di montagna: chiunque abbia esperienza di sci alpino sa quale incredibile e stomachevole strato di fango ricopre il pavimento degli Chalet di montagna, in particolare quelli a ridosso delle piste da discesa.
Centinaia di sciatori sudati vi entrano di continuo con gli scarponi ricoperti di neve. Questa, sciogliendosi, va formando immondi rivoli che si mischiano a residui di cibo, unto, sputazzi, cicche di sigaretta e l'immancabile merda di mucca, ricoprendo i pavimenti di quei luoghi disgraziati con una patina viscida e maleodorante in grado di bloccare la digestione a chiunque abbia un senso dello schifo minimamente formato.

Non sto ora ad elencare le tante situazioni capaci di trasformare le mie giornate in alta quota in una battaglia continua contro la nausea. Non sarebbe giusto nei confronti di chi mi ha permesso di alloggiare per queste due settimane in alta Valle d'Aosta, e tantomeno verso tutti coloro che amano la montagna e trovano soddisfazione ed appagamento nel trascorrere le vacanze tra i monti.
Non sarebbe inoltre corretto nei confronti di chi da queste parti ci vive tutto l'anno, anche se in più di una occasione ho potuto verificare come le facoltà cognitive di molti autoctoni siano ancora inficiate da secoli di carenza di iodio nell'alimentazione.

Tutto sommato si tratta solo di resistere ancora una sola settimana. Mi basterà un potente antiemetico e qualche buon detergente antibatterico, tutto il resto sarà solo pazienza e sopportazione.
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