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Ho visto cose che voi umani vi siete rotti i coglioni di vedere

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\\ Home Page : Storico : Cose Di Cui Non Mi Intendo (inverti l'ordine)
Di seguito i deliri pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di SuperCirio addì 30/03/2007 @ 21:53:44, in Cose Di Cui Non Mi Intendo, linkato 846 volte)
Non mi intendo di cinema. Non so una cippa di attori, filmografie dei grandi registi o rassegne internazionali. Per capirsi, vado al cinema con la stessa frequenza con cui vado nello spazio. Tutto ciò premesso, mi limiterò a dire che Little Miss Sunshine è un gran film. Uno di quei film che hanno l'aria di essere costati 4 (quattro) soldi, ma che sanno piazzarsi nella testa e lasciare un buon ricordo, piccolo piccolo, ma sufficiente a convincerti che prima o poi lo rivedrai, e sai che sarà ancora un piacere, come può esserlo a volte reincontrare un vecchio compagno di scuola simpatico e zuzzurellone. La trama è semplice: una famiglia borghese decide di far partecipare la non bellissima figlia di sette anni ad un concorso di bellezza per mini miss. Ne uscirà una picaresca avventura che porterà ognuno degli scalcinati membri a ribaltare il modo di rapportarsi con gli altri appartenenti alla famiglia, oltre che con loro stessi. Un film divertente senza sboccature, profondamente umano pur senza compassioni, crudele e consolatorio allo stesso tempo. Di solito a questo punto i veri appassionati di cinema saprebbero sciorinare nomi e curricula del regista e degli attori, quali altri film hanno già fatto, se e quanti oscar/palme/leoni/orsi/strakazzi il film ha vinto. Magari butterebbero lì un paio di gustosi aneddoti occorsi durante le riprese, o un pizzico di gossip sugli attori non protagonisti. A me basta pensare che questo film è uno spaccato di America, o almeno di come io immagino l'America di oggi. E' la storia di una (tipica?) famiglia americana alle prese con i miti del successo, della notorietà a tutti i costi, della ricchezza facile. Una metafora paradossale del Grande Sogno Americano che è alla portata di tutti, esclusi coloro cui il destino ha riservato un programma differente; e nonostante ciò lottano, graffiano e gridano la loro grottesca umanità dentro una vita che sentono non essere quella giusta, per affermare infine ciò che in fondo hanno sempre sospettato: a questo mondo non sempre si vince. Un film da vedere e rivedere.
Bellissima anche la soundtrack, soprattutto il brano d'apertura.
 
Di SuperCirio addì 13/04/2007 @ 22:22:58, in Cose Di Cui Non Mi Intendo, linkato 1945 volte)
L'ho saputo solo oggi: sabato scorso a New York è morto, all'età di 76 anni, Johnny Hart, disegnatore, fumettista e creatore negli anni sessanta di due "strisce" a fumetti che restano tra le più amate della mia gioventù: B.C. e il Mago di Wiz.
Per B.C. ho un affetto particolare, perchè lo ricordo abbinato ad un'altra delle mie passioni giovanili: la fantascienza; le sue strisce infatti erano in appendice ai volumi di Urania, dei quali sono stato per anni un accanito divoratore. Poi le ritrovavo - insieme alle strisce del Mago Wiz- sulle pagine di Linus negli anni d'oro della rivista. Inoltre mia madre, altra grande appassionata delle strisce di Hart, possedeva varie raccolte che leggevo e rileggevo decine di volte, scoprendole ogni volta incredibilmente divertenti e attuali. B.C. era ambientato nella preistoria, eppure riusciva con impareggiabile senso dell'attualità a prendere per il culo il mondo moderno, e la società USA in particolare. Il Mago di Wiz, ambientato in epoca medievale, aveva personaggi con una tale caratterizzazione che potrei tranquillamente trasporne una buona metà -vizi difetti e virtù compresi- tra i colleghi e conoscenti con i quali mi trovo ad avere a che fare tutti i giorni. Il re arrogante e complessato, il guerriero pavido e sbruffone, il boia col suo cinismo universale... i personaggi di Hart incarnavano le nevrosi, le paure e le miserie del nostro tempo spostandole su un diverso piano temporale e proprio in questo, a mio avviso, stavano le ragioni del loro successo. Anche Schulz coi suoi Penauts descriveva con ironia spaccati d'America, ma nel suo caso era una comunità di bambini, opportunamente "adultizzata", a dare corpo e voce all'America negli anni post Vietnam. Hart invece operava una traslazione temporale delle vicende che metteva in striscia, affrontando temi di attualità attraverso il filtro di una diversa e più divertente collocazione storica. Le strips di Hart facevano parte, in quegli anni, di una categoria di fumetti che si definiva intellettuale. Era il periodo in cui uomini di cultura come Umberto Eco e Oreste del Buono esaltavano il ruolo del fumetto come forma d'arte, al pari o quasi di un'opera letteraria. Oggi le cose stanno esattamente all'opposto. Basti pensare che nel panorama italiano la parte del leone è riservata ai vari Dylan Dog e Martin Mystere. Belli, certamente: albi di Dylan Dog ne ho letti, e con piacere, a decine. Ma l'ironia di B.C. e Wiz era tutta un'altra cosa. I miei autori di fumetti preferiti erano (oltre ad Hart) Jacovitti, Bonvi e Max Bunker. Tranne quest'ultimo, tutti gli altri se ne sono andati. Anche se mi ritengo solo un appassionato di fumetti e non certo un esperto, credo lo stesso che non siano molti gli autori contemporanei in grado di prendere il loro posto.
 
Di SuperCirio addì 26/04/2007 @ 19:56:30, in Cose Di Cui Non Mi Intendo, linkato 786 volte)
E così papa Ratzinger avrebbe soppresso l'esistenza del limbo, quel luogo di millenaristica concezione teologale destinato ad accogliere tutte le anime che, pur buone e meritevoli di godere il divino fulgore, non avevano ricevuto regolare battesimo e pertanto non appartenevano ufficialmente alla grande famiglia di Sacra Romana Chiesa. In questo esercito di ingiustamente esclusi la parte del leone la facevano gli infanti trapassati prima dell'iscrizione nelle liste ecclesiali, e pertanto non degni di accesso diretto all'eterna beatitudine del Regno celeste. La faccenda in effetti era intricata assai, e i teologi medievali che concepirono questo non-luogo di semi-espiazione devono averci machiavellato su mica male.
La materia è complessa, però io son sempliciotto e in quanto tale semplifico. Quando un bimbo viene alla luce è coscienza pura e plasmabile, senza consapevolezza nè facoltà. I suoi genitori, cattolici più o meno osservanti, tramite un ministro di Dio in terra, appongono sulle tenere carni il sigillo di appartenenza all'esercito di Dio onnipotente. Per scelta meditata o -più spesso- per convenzione e tradizione. Da quel momento il piccolo rientra nelle schiere dei giudicabili, e la sua condotta nella futura esistenza determinerà il destino della sua anima nel percorso verso l'eternità. Se sarà un bravo cristiano godrà la beatitudine del Paradiso. Viceversa se vivrà nel peccato subirà in eterno le pene degli inferi. Infine se avrà solo qualche macchietta di colpa da emendare, e magari un buon avvocato, può essere che se la cavi con un pò di espiazione nel purgatorio (altro luogo mistico che, a mio avviso, dev'essere in assoluto quello più affollato). Il problema si poneva quando il povero infante lasciava le pene materiali ancor prima di ricevere il sugello di appartenenza. Che fare in questo caso? Non si poteva certo incolpare direttamente lui di questa mancanza. Inoltre il suo spirito era candido, non corrotto dalle basse nefandezze della vita terrena: con quale pretesa di carità si negava alla sua anima l'eterna pace riservata ai puri?
C'era poi la faccenda dei pre-cristiani: dove stoccare le tante anime buone di coloro che erano vissuti e morti prima della venuta di Cristo? Quanti uomini d'animo nobile sono vissuti prima che Gesù giungesse sulla Terra per annunciare la Buona Novella? Vogliamo negare anche a queste moltitudini il Paradiso, solo perchè non ne conoscevano l'esistenza? Ecco allora che il limbo divenne la soluzione. Una convenzione dogmatica in grado di appianare ogni pretesa di redenzione da parte delle anime non convenzionalmente riconosciute. Per secoli il limbo ha continuato ad accogliere anime richiedenti asilo.

Ora, grazie all'opera di una commissione voluta da un caposaldo della dottrina cattolica qual'è il nuovo papa tedesco, il concetto del limbo -inteso nella sua figurazione religiosa come una specie di zona franca riservata agli extra ecclesiam- è destinato a scomparire. Tutti in Paradiso e senza passare dal via, olè. Nella vita dopo la vita o si è buoni o si è cattivi. O Paradiso o Inferno (o Purgatorio, se si ha sgarrato di poco, e poi Paradiso comunque, gogogo). O di qui o di là, o sopra o sotto. senza se e senza ma.

E' il trionfo del bipolarismo in salsa mistica.
 
Di SuperCirio addì 19/05/2007 @ 21:35:22, in Cose Di Cui Non Mi Intendo, linkato 790 volte)
In Italia uno dei rituali sportivi più assurdi è la passione collettiva che dilaga ogni quattro anni per la coppa America. Gente la cui massima esperienza in ambito marinaresco è stato un Livorno-Olbia sui traghetti Tirrenia improvvisamente si scopre esperta di scafi, vele e tecniche navigatorie. Uno spasso.
Ammetto di averci provato anch'io in tempi non sospetti ad approcciare le vicende sportive di LunaRossa & co, ma è stata una meteora passionale: troppo noioso. Per me la nautica è un pò come la pesca: devi praticarla in prima persona, altrimenti sentirne solo parlare in tv è una rottura di coglioni.

E poi perchè proprio la vela e non, ad esempio, il cricket? Chi lo ha mai cagato, il cricket? Eppure nel subcontinente indiano milioni di persone lo seguono con lo stesso fervore che noi dedichiamo al calcio. In India e Bangladesh è lo sport nazionale e i suoi giocatori migliori sono trattati alla stregua di semidei, esattamente come da noi i vari Totti&Co.
Eppure sfido chiunque tra i miei connazionali a conoscere da quanti giocatori è composta una squadra di cricket, o che forma ha il campo da gioco (ammetto che il cricket preveda un campo da gioco).

Eppure preferiamo infiammarci per quattro cazzoni in pantaloncini e occhiali a specchio che si affannano in strane operazioni a bordo di una bagnarola costosissima. Non me lo spiego. C'entrano forse le nostre tradizioni di santi e navigatori? Eppure mi risulta che tra i maggiori competitor di questa coppa ci sia un equipaggio svizzero. Svizzeri! Ci giochiamo un trofeo nautico contro gente che per andare in spiaggia deve varcare la frontiera.
E allora si può trattare di semplice campanilismo? Spirito nazional-sportivo? Se è per questo anche il sopracitato cricket ha la sua bella federazione con tanto di nazionale azzurra. E poi il cricket si potrebbe anche integrare nelle discipline olimpiche, mentre con la vela sarebbe più problematico: a Pechino manco c'è il mare...
 
Di SuperCirio addì 06/06/2007 @ 16:48:46, in Cose Di Cui Non Mi Intendo, linkato 736 volte)
In questo esatto momento l'equipaggio di Luna Rossa sta prendendo la quinta mazzata consecutiva dai kiwi di New Zealand.
Bella figura da cioccolatai, altro che popolo di santi e navigatori.1

1 il mio nazionalismo esasperato si manifesta anche su questioni che in realtà non mi interessano granché; come, ad esempio, le competizioni nautiche.
 
Di SuperCirio addì 29/06/2007 @ 22:46:23, in Cose Di Cui Non Mi Intendo, linkato 844 volte)
La striscia di cartoni animati alle 20.00 su RaiDue era uno dei pochi motivi per i quali aveva senso pagare il canone RAI. Chi ha bambini piccoli e la necessità/abitudine di cenare presto, può capire l'utilità sociale che quella mezz'ora a base di Bugs Bunny e Duffy Duck esercitava sull'equilibrio dela famiglia riunita per la cena. Ne parlo al passato poiché RaiDue, nel delirio di contenuti che rappresenta il suo palinsesto estivo, ha deciso di sopprimere i cartoni a vantaggio di un programmino-cuscinetto (destinato cioè a traghettare la programmazione tardo pomeridiana verso il tg di prima serata) di infimo livello intellettivo: Soirèe. Partiamo dal suo conduttore, Nicola Savino, che mi è sempre stato sulle palle. Lo sopportavo già poco su Radio Deejay, dove si faceva apprezzare al minimo sindacale quando imitava Bisteccone Galeazzi. L'ho tolleravo a fatica quando faceva l'inviato pirla per la Ventura in "Quelli che il calcio...". Adesso me lo ritrovo tra le scatole all'ora di cena e mi frega i cartoni nonchè la serenità del desco.
Oltretutto 'sta "Soirèe" è una trasmissione che sa di vecchio già alla prima puntata. Savino sembra voler riciclare le esperienze e le trovate di "Quelli che il calcio...", mescolandole con qualche nota del faziano "che tempo che fa" per cavarne infine un polpettone estivo semifreddo dal sapore assai scipito. Sempre gli stessi ritmi, qualche intervista quà e là, gag patetiche e improbabili (Savino non è Crozza, meglio che qualcuno glielo ricordi). Persino il layout dell'immagine è riciclato, con le bande orizzontali a bordo schermo che han dato sì quell'aria American Style a tante trasmissioni, ma adesso se ne abusa senza ritegno e hanno un pò rotto il cazzo. Concepisco esclusivamente un uso dinamico delle bande, come espositori di contenuti extra o integrativi rispetto agli elementi principali. Come fa, ad esempio, il Tg2 con i news ticker scorrevoli, altra "novità" che la nostra tv ha adottato da pochi anni mutuandola dai grandi network USA, dove invece è già preistoria. Ridurre le bande a semplice elemento decorativo, calandoci ogni tanto e per qualche istante il nome dell'intervistato di turno o la località di un certo evento, ne distorce lo scopo e denota provincialismo.
E' per prodotti così pacchiani che pago il canone? Ridatemi i cartoni animati va', che in quanto a simpatia e divertimento ci voglion mille Nicola Savino per fare un Duffy Duck.
 
Di SuperCirio addì 04/09/2007 @ 22:37:29, in Cose Di Cui Non Mi Intendo, linkato 783 volte)
Potrà sembrar bislacco ma io, quando non so a cosa pensare, penso a Veltroni. Penso alle sue recenti posizioni assai poco filogovernative su determinati temi attuali, penso ai travasi di populismo che gli stan montando dall'interno, e soprattutto penso che nell'esigenza di raccattare voti a destra e a manca non esita a crogiolarsi nella stessa demagogia populista dei tanti politici di spicco di ogni orientamento politico. Il fatto è che queste posizioni devono confrontarsi con quelle di chi, all'interno della sua stessa coalizione di governo, i voti li ha già presi, a partire da Prodi stesso. Veltroni dichiara che occorre abbassare le tasse. Prodi e Padoa Schioppa rispondono che la priorità è invece la riduzione della spesa pubblica. Hanno ragione entrambi, con la differenza che, appunto, proporre l'abbassamento delle tasse fa da catalizzatore di consensi, ed è strumento utile a chi deve affrontare l'esame del suffragio popolare. Ridurre la spesa pubblica è invece una necessità altrettano prioritaria, addirittura propedeutica ad una riduzione della pressione fiscale (non si possono diminuire le entrate senza fare altrettanto con le uscite) ma meno efficace nei confronti dell'opionione pubblica, addirittura malvista da certe categorie sociali calcificate nell'assistenzialismo piagnone che è una grande piaga di questo Paese. Eppure il meccanismo è semplice, e il buon Padoa Schioppa dev'esser ormai morto dalla noia a furia di ripeterlo in tutte le salse: ridurre il gettito fiscale è una conseguenza automatica della riduzione delle spese. E' un conto da massaie: se ho meno spese, mi servon meno soldi. E meno soldi servono, meno occorre chiederne ai contribuenti, o almeno a quei pochi che -come il sottoscritto- le imposte ancora le pagano tutte fino all'ultimo centesimo. Se poi aggiungiamo alla riduzione della spesa pubblica anche un'efficace contrasto all'evasione fiscale, ecco trovata la quadratura del cerchio. Ma in Italia, si sa, la strada che conduce al voto dell'elettore medio passa sempre dal suo portafogli, raramente dalla testa.
E' ed proprio su questa strada che Veltroni pare essersi già incamminato.
 
Di SuperCirio addì 12/09/2007 @ 22:50:20, in Cose Di Cui Non Mi Intendo, linkato 799 volte)
Mi presento con il consueto, colpevole ritardo a commentare la morte del pingue tenore L. Pavarotti, e lo faccio si unendomi, secondo princìpi di umana compassione, allo sconforto di famigliari/amici/fans/sempliciconoscenti per la dolorosa perdita. Ma lo faccio anche in controtendenza rispetto alla massa dolente di presunti melomani che, a poche ore dalle esequie, mentre ancora i tiggì della sera confezionano struggenti esclusive sulle lettere delle figlie al papà che non c'è più, già affollano i megastore musicali accaparrandosi l'ultima raccolta dell'ugola modenese che i discografici, con cinica saggezza, serbavano in attesa del luttuoso evento.
Mi metto appunto in controtendenza rispetto a tutti coloro che hanno scoperto un'improvvisa, viscerale passione per la lirica non appena si è diffusa la notizia della tragica scomparsa, poichè ammetto la mia scarsa competenza per quanto riguarda il melodramma, la lirica, la musica classica in genere. Pur possedendo un certo orecchio musicale e una discreta passione nei confronti delle sette note, non so distinguere Mozart da Brahms, non conosco le origini della musica barocca, mi sfuggono i concetti di contrappunto e fuga, e soprattutto non ho mai ascoltato per intero un cd di Pavarotti.
Che rimane un grande, s'intende. E se è stato, come si dice, uno dei più grandi, non sarò certo io, dal profondo della mia incompetenza, a porre dubbi in merito.
Molti ritengono che il grande merito di Pavarotti sia stato quello di riavvicinare il melodramma alla gente, e poco conta se a volte per farlo abbia dovuto mettere in piedi baracconate con colleghi musicisti appartenenti a generi molto meno blasonati. Se il fine è nobile, come aiutare i bambini nelle aree povere del pianeta, allora può starci che la migliore ugola lirica del mondo gorgheggi in compagnia dei rantoli catarrosi di Zucchero, o duetti con la vocina checca di Bono Vox. I teenager del Pavarotti&Friends ci guadagnavano una serata, i bambini del Darfur qualcosa in più.
Voglio però allinearmi un minimo con la schiera di neo-melomani postpavarottiani, quindi credo che comprerò nei prossimi giorni un tal quotidiano che propone in allegato -guarda un po'- proprio un doppio cd con il meglio del maestro. So già che sarà un ascolto difficile.
Non che non apprezzi, è solo che, per quanti sforzi faccia, non mi riesce di capire le parole.
 
Di SuperCirio addì 24/09/2007 @ 22:00:38, in Cose Di Cui Non Mi Intendo, linkato 723 volte)
Mi son detto: inutile scrivere alcunché su Grillo e tutto l'aveMaria che sta mettendo in piedi in questo periodo, poichè sia i media che l'intero mondo politico se ne stanno già occupando massicciamente e con gran perizia.
E invece.
Mi ha stimolato in particolare l'episodio capitato l'altro giorno nel tg2 delle 13.00, quello dello sparata di Mazza. Per i meno informati: il sig. Mazza, solerte giornalista del tg2, ipotizzava che l'ardore populista del comico genovese potesse diventar detonare nei confronti di certi animi esagitati e inclini alla violenza.
"E se qualcuno un bel mattino si sveglia e comincia a sparare?" si chiede con angoscia il pavido mezzobusto.
Paura, rispondo io.
Grillo, dal suo blog, ha replicato alla fesseria di Mazza con una fesseria ancora più grassa, augurando al deretano del giornalista di diventare il bersaglio del potenziale sparatore. Quando i toni acquistano un certo timbro, c'è poco da stare allegri sul futuro del confronto.

Il fatto è che il tentativo di calare Grillo e le sue iniziative nei panni di un potenziale incubatore di sedizione terroristica mi sembra una forzatura. Tanto più che arriva da un giornalista della TV di stato, e come tale al servizio del cittadino e tenuto alla più rigorosa obiettività nell'esposizione dei fatti.
A sua volta Grillo, in antitesi rispetto alla dialettica ed ai bizantinismi della politica, è ancora troppo caricato dai recenti clamori di piazza per reagire di etsta alle facili provocazioni. Nonostante ciò resto convinto della buona fede di Grillo. Il problema è che un agitatore in buona fede resta un agitatore, con tutto lo strascico di incognite che ciò comporta. E comunque non basta la buona fede, mia o del popolo del vaffaday, a cambiare in modo serio le cose.
Con la demagogia di Grillo si può essere o meno d'accordo (io lo sono solo in parte) e lo stesso vale per i suoi metodi populisti (anche qui mi dissocio nella sostanza). Resta il fatto che il fenomeno Grillo riempie le piazze, e in un modo o nell'altro ci costringe tutti a prenderne atto, in particolare ( e questo è l'aspetto positivo) la classe politica sempre più sotto attacco.

A pensarci bene, il populismo bipartisan di Grillo non è poi tanto diverso da quello militante di un Berlusconi in campagna elettorale. Cambiano i temi (e gli obiettivi) ma non i metodi. Grillo se la prende con gli sprechi della 'casta' politica, Berlusconi con le tasse che affliggono il ceto medio. Entrambi i temi fan girare i coglioni alla piazza e catalizzano consensi. Con la differenza che nell'intento di Berlusconi c'è un tornaconto politico (oltre che personale, soprattutto sui temi della giustizia), mentre Grillo non si è ancora capito bene dove voglia andare a parare. Lui lo sa senza dubbio, il fatto è che a me non è chiaro e questo mi preoccupa. Certo, questa mobilitazione di piazza aveva l'obiettivo dichiarato di raccogliere firme per le famose tre proposte di legge da portare in parlamento.
Peccato che due di queste proposte legislative siano destinate ad arenarsi nel loro percorso istituzionale.
Sappiamo tutti che un condannato che ha scontato la pena rientra in pieno possesso dei suoi diritti, tra i quali quello di candidarsi in ruoli istituzionali. Interdire a vita dai pubblici uffici chi ha pagato fino in fondo le proprie colpe è materia da consulta costituzionale, e basta questo a rendere impervio il sentiero della proposta di legge.
Sull'idea di mandare a casa i parlamentari dopo due legislature si può essere d'accordo o no (io non lo sono del tutto), ma saranno i parlamentari stessi a dover approvare questa legge, quindi è inutile aspettarsi che viaggi su una strada in discesa.
Possibile che Grillo non abbia considerato questi limiti? E allora perchè mobilitare migliaia di persone per delle iniziative morte sul nascere? Forse perchè intorno alle tre proposte di legge si è catalizzata ai massimi livelli l'incazzatura popolare ed il rifiuto della politica. Dai moduli per la raccolta firme è stata distillata la migliore antipolitica degli ultimi decenni. Un concentrato prezioso e dai poteri sconosciuti, ma certamente molto, molto pericoloso.
 
Di SuperCirio addì 22/10/2007 @ 22:41:04, in Cose Di Cui Non Mi Intendo, linkato 824 volte)
(storie di stronzi e di motori)

Paradossale che il primo Gran Premio di F1 che ho seguito (quasi) per intero quest'anno sia anche l'ultimo del campionato nonché (pare) il più emozionante in assoluto, non fosse altro per questioni di classifica.

L'ho seguito in compagnia di un appassionato, certamente più qualificato di me nel dare giudizi di merito su vincitori e sconfitti. Secondo lui nessuno dei tre contendenti al titolo aveva i numeri per meritarlo. Raikkonen e Alonso perchè hanno alle spalle una stagione scialba e povera di vittorie; Hamilton perchè, al di là dei podi conquistati, ha mostrato più volte i limiti dell'inesperienza, soprattutto in occasione dell'ultima e decisiva gara. In più ha goduto di eccessiva considerazione da parte della federazione che quest'anno troppe volte ha chiuso entrambi gli occhi davanti a certe scorrettezze sue e della sua scuderia.

Adesso si sono inventati anche 'sta storia della benzina fredda, e tutto torna in discussione. Le Williams hanno ciurlato nel manico, la tempertura della benzina nei loro serbatoi era troppo bassa, quindi i suoi due piloti rischiano la squalifica. Guarda caso, i due in questione hanno tagliato il traguardo prima di hamilton, pertanto la loro squalifica permetterebbe all'inglesino nero un balzo avanti nell'ordine di arrivo e, ovvia conseguenza, nella classifica generale che a questo punto lo vedrebbe campione iridato.

Vediamo di ricostruire:

Hamilton domina la classifica per quasi tutto il campionato e questo (forse) grazie anche a pregresse "manovrine" di spionaggio illegale della sua scuderia nei confronti delle rosse. Senza contare le troppe volte in cui si è reso protagonista di scorrettezze incredibilmente mai sanzionate dalla FIA.

All'ultima gara gli sarebbe sufficiente arrivare tra i primi 6 per laurearsi campione, invece si copre di ridicolo fin dal via con errori da dilettante che gli costano la 7° posizione al traguardo. Non basta. Raikkonen, giunto primo, è campione del mondo. A Maranello le campane suonano a festa.

Mentre l'inglesino frigna per l'incredibile occasione sciupata, il suo padrone di scuderia, l'ineffabile Ron Dennis, va a piagnucolare dall'amico Max Mosley, patron di tutto il circo F1, denunciando la Williams per uso di benzina troppo fredda. L'obiettivo dichiarato è quello di ottenere la squalifica dei piloti Williams e permettere così a hamilton di ottenere il titolo a tavolino (!). Semplicemente patetico.

Chiunque al posto di Mosley avrebbe coperto mr McLaren di pece e piume prima di cacciarlo a scarpate tra l'ilarità generale. Invece il patron Max conferma la sua fama di viscido intrallazzone accettando il ricorso di Dennis e congelando la classifica "sub judice".

Le campane di Maranello si bloccano a mezz'aria insieme a migliaia di cuori rossi: Raikkonen ha vinto, ma non è ancora campione.

Una situazione a dir poco surreale che fa a polpette quel poco di credibilità e serietà di cui questo sport ancora godeva.

Una volta gli inglesi inventavano gli sport; oggi riescono solo rovinarli.



 
Di SuperCirio addì 30/10/2007 @ 23:27:26, in Cose Di Cui Non Mi Intendo, linkato 897 volte)
Mentre l'ultimo rapporto Caritas sull'immigrazione in Italia snocciola cifre da pelle d'oca, i maggiori quotidiani si affannano nel presentare la notizia con la più alta enfasi positivistica possibile.

3.700.000 regolari, olè! Aumentati in un solo del anno del 21,6%: che bello!

Se si escludono quei buontemponi de La Padania e qualche altra testata minore, il resto della stampa italiana è tutto un rallegrarsi per il boom di immigrati nel paese, quasi che a fermarsi un attimo per riflettere sulle dimensioni che il fenomeno ha assunto ci fosse il rischio di passar per razzisti.

Qui nessuno è razzista, ma neppure fesso.
Proviamo a considerare almeno i numeri principali.

- 21,6% di incremento presenze in un anno: nemmeno nell'America di inizio '900 si è arrivati ad una percentuale del genere. E stiamo parlando di una nazione che aveva (ed ha tutt'ora) delle potenzialità economiche e sociali che noi a ancora oggi nemmeno ci sogniamo. Nonostante ciò stiamo accogliendo, in proporzione, un flusso in ingresso assai maggiore. Tra il 1892 e il 1924 sono entrati negli USA - nazione ricca e dalle potenzialità economiche enormi- circa 18 milioni di persone, con una media annuale di poco superiore alle 560.000 unità. In Italia, fanalino di coda tra i paesi fondatori dell'unione europea, costantemente alla canna del gas con un debito pubblico da terzo mondo, ne sono arrivati 700.000 solo nell'ultimo anno. Allegria.

- 200.000 stranieri occupati in più nell'ultimo anno: benissimo, ma se ne sono entrati 700.000, glia ltri 500.000 cosa fanno? magari un giretto alle parti della stazione centrale può aiutarmi a capirlo.
Nella civilissima America di inizio '900 le politiche per l'immigrazione escludevano la possibilità di ingresso nel paese ad analfabeti, infermi, dementi, prostitute, anarchici e comunisti. Noi, un secolo dopo, neanche ci preoccupiamo di evrificare che chi ci bussa alla porta abbia almeno uno straccio di prospettiva di lavoro, con buona pace della legge Bossi-Fini e delle sue numerose scappatoie.

- In Italia gli immigrati sono il 6,2% della popolazione complessiva, contro il 5,6% della media europea: e non è il caso di chiedersi il perchè? Siamo l'anello debole della catena europea, il fanalino di coda nelle realtà economiche del vecchio continente, quelli con il ritmo di crescita più basso, eppure vengono tutti qui. E perchè poi? Forse perchè in altri paesi europei c'è un approccio più deciso nei confronti dell'immigrazione selvaggia? Nella ricca Germania ci sono stati 50.000 ingressi di extracomunitari in tutto il 2003... dopo solo s 4 anni noi ne riceviamo nello stesso arco di tempo un numero 14 volte superiore. Possibile che l'unica classifica europea in cui l'Italia è prima è quella del ritmo di crescita dell'immigrazione?

- Tra 20 anni gli immigrati in Italia saranno 10 milioni: consolante saperlo, soprattutto per un padre i cui figli, in quel periodo, non avranno ancora trent'anni...

"Nessuno scrolli le spalle o definisca razzista un padre che si preoccupa di una figlia in un quartiere che non riconosce più. La sicurezza è un diritto fondamentale che non ha colore politico, che non è né di destra né di sinistra. Chi governa ha il dovere di fare di tutto per garantirla. (Uolter Veltroni)"
 
Di SuperCirio addì 19/11/2007 @ 22:48:31, in Cose Di Cui Non Mi Intendo, linkato 930 volte)
Doverosa premessa: non sono un campione rappresentativo del teleutente medio, esulo da qualsiasi statistica sul gradimento della programmazione tv e nonostante qualche volta mi atteggi ad Aldo Grasso non ho alcuna competenza di critica televisiva.
Per intendersi, sono rimasto l'unico in Italia a non aver MAI visto nemmeno una puntata del Grande Fratello in nessuna delle varie edizioni.
Quando lo racconto c'è gente che si rifiuta di credermi, altri mi tolgono il saluto, qualcuno comincia a guardarmi strano come si fa con i potenziali serial killer o con quelli che sostengono di aver visto gli alieni.
Eppure giuro che è così.
Ma il GF non è l'unico fenomeno catodico che ho rigettato fin dall'inizio.
Quanto segue farà sussultare dal disgusto ogni vero teledipendente omologato: a me il Dottor House FA CAGARE!
Ecco, l'ho detto. Sto già meglio. Comincia un'altra battaglia parsonale contro l'omologazione di gusti e tendenze.

Stupore della massa allineata: MA COME?! MA SE LO VEDONO TUTTI!!
Ecco, appunto. Non per fare il finto intellettual-snob -che tanto non sono né sarò mai, ma è cosa nota che il livello di intelligenza dei programmi televisivi riflette quello della massa telespettatrice che li guarda, e stiamo parlando di valori prossimi allo zero.
Del resto lo diceva anche Berlusconi: i programmi tv devono essere pensati per "un bambino di 11 anni neanche tanto intelligente".
Chi più chi meno, tutti lo hanno preso alla lettera.

Qualcuno obietterà: ma se non hai mai visto un minuto del GF, come fai a sostenere che sia una cazzata? Semplice: perchè ritengo che il concetto stesso di reality show sia una cazzata. Certo è un giudizio soggettivo, ma se a livello europeo (e non solo) l'acquisizione di format basati sui reality è in picchiata verticale, forse su qualcosina avevo ragione.

Doctor House però non è un reality, perchè tartassarlo?

Vero: infatti nel suo caso mi esprimo con cognizione, avendone visti ben due episodi. Troppo poco forse per poter formulare giudizi così trancianti, ma proprio per questo ho premesso fin dall'inizio la mia incompetenza critica. I miei sono giudizi di pancia, com'è giusto che sia da parte del semplice consumatore di format tv. Nei confronti di un nuovo programma mi comporto come un bimbo alle prese con una pappa mai assaggiata prima: mi deve piacere al primo boccone, altrimenti ribalto la scodella e sputo.

Quello che vorrei capire è la dinamica che spinge così tante persone ad apprezzare un prodotto come il Dottor House.
Con il GF i sociologi hanno avuto gioco facile: il meccanismo della trasmissione faceva leva sul voyeurismo strisciante delle persone, un sentimento mediocre per gente mediocre e la mediocrità è merce diffusa, al giorno d'oggi.

Il successo del Dottor House deriva invece da dinamiche diverse. Innanzitutto occorre considerare il grande successo che già hanno avuto in passato prodotti simili, tipo il famoso ER che diede grande successo al brizzolato lacustre G. Clooney, o le tante contaminazioni medico/poliziesco tipo CSI o Grey's Anatomy.
Non mancano le varianti sitcom-umoristica (es. Scrubs, che passava qualche tempo fa su MTV), o le derive grottesche di Nip/Tuc.
Tutte con un comun denominatore: i medici e la medicina, e un campionario iconografico di cadaveri, sangue e attrezzature chirurgiche.
Come possano certe tematiche diventare materia di svago, per me sarà sempre un mistero.
Perchè la spettacolarizazione della malattia paga così tanto in termini di audience? E' un modo per esorcizzare la sofferenza vera, quella che sta al di qua dello schermo e alla quale tutti dobbiamo rispetto, poichè non sappiamo fino a che punto ne siamo o ne saremo immuni? E' una forma di assuefazione verso la tragicità del quotidiano, affinchè i cadaveri sul tavolo di CSI e quelli nei servizi dei tg si fondano sotto un'unica indistinta patina di finzione? E' per questo che poi diventa normale riprendere col videofonino la morte di una 16enne e diffonderne il videoclip su YouTube? Perchè la morte è comunque spettacolo?
O forse appaga l'eterno bisogno di eroi, e quale figura migliore in questo ruolo del medico che salva vite umane?

Nella galassia catodica di sofferenza e semidei che ne combattono le cause, il Dottor House si è ritagliato una parte da re.
Forse perchè, a differenza dei tanti suoi predecessori, la figura di House non è quella dell'eroe senza macchia né paura che lotta e sconfigge il Male.
Al contrario, House è un tossico scorbutico e dal sarcasmo indisponente, profondamente ateo ma con posizioni antiabortiste, dissacrante ed ipercritico, antisociale e poco disponibile nei confronti dei pazienti, indifferente al codice deontologico e al giuramento di Ippocrate.
Però ci azzecca quasi sempre, i malati guariscono e lo spettatore applaude. Sipario.

Probabile che il segreto del suo successo stia proprio in questa impostazione assai poco ortodossa rispetto ai canoni classici (sia televisivi che reali) del professionista serio e lineare, magari un po' barbogio nella sua granitica saccenza.

House invece no, lui non ha interesse a farsi stimare per la sua serietà, non gli interessa la dedizione alla causa né mostrare professionalità nei rapporti con pazienti e colleghi. Da questo punto di vista è senza dubbio una figura poco credibile: in un contesto reale, al dottor House qualunque paziente o congiunto azzopperebbe la gamba sana già alla prima visita.
Nella fiction invece tutti alla fine lo amano, perchè lui è uno che in un modo o nell'altro risolve i problemi. Un antieroe che compie imprese eroiche.

E' un dualismo che piace e paga a livello di gradimento. Un po' come per l'Uomo Ragno e il suo 'lato oscuro', un meccanismo narrativo alla base del terzo noiosissimo sequel della saga.
Forse i miei primi approcci con House non mi hanno entusiasmato proprio per questo motivo. Ho una visione all'antica, quasi da film western, del ruolo e degli atteggiamenti che il protagonista può assumere: o buono o cattivo, o sceriffo o bandito... non sono ammesse contaminazioni tra i due estremi.

Adoro formulare queste analisi qualunquiste.
Ammetto comunque che il successo di House potrebbe dipendere dal fatto che è un prodotto ben confezionato, con attori validi e credibili, scritto e realizzato molto bene. Da questo punto di vista il successo è giustificato.
Quello che non mi spiego è il fatto che il pubblico italiano riesce ad apprezzare prodotti televisivi con queste qualità. O meglio, riformulando la questione: se gradisce così tanto un programma con quelle caratteristiche, perchè il resto del tempo gli rifilano robaccia tipo Distraction o Un posto al sole, e lui se la beve lo stesso?

 
Di SuperCirio addì 20/01/2008 @ 13:18:46, in Cose Di Cui Non Mi Intendo, linkato 887 volte)
Forse in molti non l'hanno ancora realizzato, oppure presi come sono dalle beghe di inizio gennaio ancora non hanno avuto tempo e modo di avvedersene, ma quello in corso è un anno cosiddetto bisestile. Ciò significa che il prossimo mese di febbraio avrà un giorno in più il quale, vi rivelo per amor di precisione, cadrà di venerdì.
Gli animi più pragmatici vedranno in questo fenomeno soltanto la seccatura di un giorno di lavoro in più durante l'anno, mentre io vi ravvedo solo una curiosa coincidenza: non ho mai conosciuto una persona nata il 29 di febbraio. Nemmeno ricordo che vi sia, nel novero dei personaggi storici più famosi, qualcuno nato in quel fatidico giorno bisesto (questo in realtà non significa molto, perchè se qualcuno mi dicesse che Garibaldi, giusto per citare un nome, è nato il 29 febbraio, non avrei alcuna possibilità di controbattere per confutare l'affermazione. E lo stesso dicasi per Napoleone o Mussolini o Carlo Magno o la miriade di personaggi storici dei quali ignoro la data di nascita, finanche l'anno. Fortuna che c'è Google).
Il fatto che nessuno di mia conoscenza festeggi il genetliaco il 29 di febbraio mi porta a pensare che tale data in realtà non esista. a pensarci bene, è' uno scherzo: un giorno che salta fuori ogni quattro anni! Ma che barzelletta è? Tutto per quella storia delle 6 ore che la Terra, al termine dei suoi 365 faticosi giorni di rotazione intorno alla sua stella, pretende in più per completare l'opera? Basterebbe che una commissione di saggi ed esperti decretasse compiuta la rotazione dopo 365 giorni esatti, cassando con dogmatica assolutezza il fastidioso scampolo temporale. Un po' come per l'ora legale: signori, alle ore 24.00 del 31 gennaio la rotazione terrestre è da intendersi completata, e che sia finita lì.
Certo, dopo alcuni decenni il ciclo stagionale ne risulterebbe un pò sfalsato, ma una precisa sforbiciata al calendario riporterebbe tutto in perfetto allineamento.

Potrebbero però effettivamente esistere delle persone che han visto la luce il ventinovesimo giorno di febbraio, e in questo caso non sarebbe corretto negare loro la possibilità di festeggiare l'evento con tutto il campionario di torte candeline e canzoncine di auguri come si conviene ad ogni bravo compleanno, anche se soltanto ogni 4 anni.
In realtà questo mio interesse verso le persone 'biseste' ha una sua ragione: io sono nato il 26 febbraio, ma spesso ho fatto credere di aver rischiato di nascere il 29.
"In che giorno sei nato?"
"il 26 febbraio, ma ho rischiato di nascere il 29."
"Ma va? Ma tu non sei del 19xx?"
"si"
"ed era bisestile?"
"si. Mia madre ha insistito con i medici per farmi nascere prima. Non per superstizione o altro, solo che non voleva aspettare 4 anni per organizzare la mia prima festicciola di compleanno."
"fiii, che storia..."


A nessuno è mai balenato il sospetto che il 19xx NON fosse un anno bisestile...


 
Di SuperCirio addì 12/03/2008 @ 21:00:13, in Cose Di Cui Non Mi Intendo, linkato 745 volte)
Tre giorni di corso... otto ore al giorno... tutto in inglese... Ci vorranno settimane per smaltire il mal di testa.
 
Di SuperCirio addì 20/05/2008 @ 20:06:42, in Cose Di Cui Non Mi Intendo, linkato 724 volte)
Il fatto che la Spagna, per voce di qualche suo oscuro ministro a non si bene quale funzione, si permetta il lusso di dare lezioni di civiltà all'Italia in tema di contrasto all'immigrazione clandestina, con particolare riferimento alle recenti iniziative sui campi rom, mi pare un'ingerenza inopportuna e totalmente fuori luogo. Ancora di più se si considera che le accuse di xenofobia e razzismo piovute da Madrid partono da un governo, quello di Zapatero, che negli ultimi 4 anni ha prodotto l'espulsione dal proprio territorio di quasi 400.000 clandestini, grazie anche a dinamiche di gestione del fenomeno tutt'altro che chiare (si racconta che in alcune zone del sud la polizia di frontiera spagnola abbia fatto ricorso alle armi nel contrasto agli ingressi illegali).

Ed è proprio nell'ipocrisia di questo attacco gratuito e sconveniente che va cercata la chiave di lettura di tutta la vicenda, considerando inoltre che ogni tentativo da parte italiana di smorzare i toni sulla questione ha ricevuto come contrappunto solo ulteriori e seccanti attacchi.
Fossi un clandestino in Italia, ci penserei due volte prima di accettare per buona la pietà pelosa che il governo spagnolo va sbandierando in ambito europeo con la pretesa di tutelare i miei diritti.
Perchè dei clandestini che vivono in Italia -siano essi rom, maghrebini, cinesi o marziani- al governo Zapatero interessa solo una cosa: che rimangano in Italia.

Gli spagnoli temono che un inasprimento delle norme italiane in tema di immigrazione spinga nuovamente i barconi di disperati a puntare la prua verso le loro coste.
Non c'è alcuno spirito di tolleranza negli intenti di Zapatero, non c'è nessuna pietà né compassione nei confronti del 'diverso'. C'è solo il timore di ritrovarselo in casa, e nel contempo la ferma intenzione di deviarlo qualche porta più in là.
Che vada a dar fastidio a qualcun altro. E se quel qualcuno si lamenta o addirittura osa tentare un meccanismo di difesa, ecco i ministri pronti a stracciarsi le vesti nel nome della tolleranza e dell'accoglienza.
Quel razzismo di cui l'esecutivo spagnolo ci accusa striscia mille volte più vigoroso tra i suoi stessi membri, reso ancora più odioso dall'indecenza della loro ipocrisia! Rimane un mistero da svelare con quale autorità e influenza gli spagnoli siano riusciti a porre la questione all'ordine del giorno nel dibattito odierno al parlamento europeo. La sensazione è che tutto sommato al resto dei paesi europei torni assai comoda l'idea di un'Italia destinata al ruolo di serbatoio di accoglienza in grado di assorbire buona parte dei flussi migratori in rotta verso il continente. Tanto gli italiani si sanno sempre arrangiare, no? Pizza-mandolino-mamma! Gli italiani sono amici di tutti, lascia che se lo smazzino da soli il problema dei clandestini...

C'è solo da augurarsi che il nostro governo sappia reggere con autorità e fermezza il vergognoso accerchiamento di cui siamo oggetto, proseguendo senza ripensamenti lungo il percorso intrapreso.

Perchè è senz'altro vero che su questa terra siamo tutti ospiti e nessuno e straniero... ma perchè tocca sempre e solo a noi offrire da bere?
 
Di SuperCirio addì 25/05/2008 @ 21:04:10, in Cose Di Cui Non Mi Intendo, linkato 784 volte)
A questo punto credo di non aver più alcun pretesto per impedirmi di leggere "Gomorra" di Saviano.

Ho cercato in qualche modo di resistere alle incensature giornalistiche, ai sermoni dei critici, al clamore del pubblico.
Arrivano direttamente da Cannes gli ultimi, decisivi attacchi alle mie residue resistenze. Due premi sciorinati tra i bagliori della croisette: non son cose che puoi fa finta di ignorare troppo a lungo.

Per questo devo leggere Gomorra, per questo dovrò farlo anteponendolo a letture già programmate e a me senz'altro più congeniali come genere e contenuti. Non mi resta altra scelta: devo leggere Gomorra prima che capiti, in un modo o nell'altro, di ritrovarmi davanti ad uno schermo a vedere il film che ne ne è stato tratto.

In fondo c'è una logica quasi banale dietro questa autoimposizione: Gomorra, si dice, è un film unico. Intelligente, maturo, scioccante senza cadere nella stucchevole documentaristica sociale. Non accusa e non consola.
E' un film, si dice, di cui si sentiva il bisogno.
Un bisogno che ormai è diventato anche mio.
 
Di SuperCirio addì 23/06/2008 @ 09:53:33, in Cose Di Cui Non Mi Intendo, linkato 899 volte)
una faccia, una razzaC'è un straordinaria affinità caratteriale che accomuna il ct Donadoni e mia suocera: entrambi sono capaci solo di poche e mediocri idee, ma la caparbietà con cui le difendono, anche  di fronte alla più cristallina delle smentite, ha qualcosa di eroico.

Nonostante Toni avesse ampiamente dimostrato nelle partite precedenti di non essere nelle condizioni adatte per assolvere alla propria missione  di attaccante, che è quella di buttare in qualche modo la cazzo di palla nella rete avversaria, il mulo Donadoni si è incaponito nell'assurdo convincimento di doverlo schierare anche contro la Spagna. Risultato: quarto match di sterilità profonda per Toni, e Azzurri a casa. po popopopo poo pooo...

Se chiedete a mia suocera perchè si ostina a votare Berlusconi a dispetto dei conflitti di interesse e delle caterve di leggi ad personam, vi risponderà tipo "perchè l'è un bel omm".
Comincio a temere che le scelte tattiche di Donadoni scaturiscano da identiche profondità di analisi...

Un'ultima considerazione: nelle interviste del dopo partita Donadoni ha dichiarato di aver messo in campo Del Piero solo all'ultimo poiché, avendo colto segnali di problemi fisici per De Rossi, ha preferito non bruciarsi un cambio. Domanda: se sapeva che De Rossi aveva problemi, perchè gli ha fatto tirare (e sbagliare) il rigore?!?
 
Di SuperCirio addì 02/07/2008 @ 21:21:57, in Cose Di Cui Non Mi Intendo, linkato 1191 volte)
i-doser: la stronzata delle droghe virtualiHo la convinzione che questa stronzata delle droghe virtuali si rivelerà l'ennesima trovata sensazionalistica da nerd sfigati, ed è un peccato perchè una cosa del genere, funzionasse realmente, potrebbe decretare la fine di molti imperi criminali -mafia in primis- che sul traffico delle droghe (quelle reali) fondano il loro potere.
Al di là delle problematiche sociali e dei disagi personali legati alla dipendenza da stupefacenti (reali o virtuali che siano), l'idea che un tossicodipendente possa scaricarsi da emule la dose sotto forma di file mp3, invece di passare dal pusher, deve mettere i sudori freddi ai grandi trafficanti internazionali.
Cartelli della coca colombiani, mafie locali e non, coltivatori d'oppio, piccoli e grandi pusher d'ogni genere... tutti sbattuti in mezzo alla strada da qualche megabyte di mp3 scaricati da internet! Scenario interessante, ma altresì impraticabile perchè in realtà l'unico effetto che queste frequenze riescono a indurre è un po' di mal di testa. Provare per credere.
 
Di SuperCirio addì 22/07/2008 @ 20:02:08, in Cose Di Cui Non Mi Intendo, linkato 848 volte)
Chi avesse l'occasione di passare in questi giorni davanti al Duomo di Milano potrà notare, a lato del portone sinistro, una distesa di bottigliette d'acqua di varia foggia e natura. Rappresentano una forma di solidarietà che cittadini e passanti hanno voluto dimostrare nei confronti del caso di Eluana Englaro, la ragazza in coma da 16 anni a causa di un incidente d'auto.
Quelle centinaia di bottigliette sono una forma simbolica di protesta da parte di chi si oppone alla sentenza della corte d'appello di Milano la quale ha accolto l'istanza del padre della ragazza che da anni chiede che venga sospesa l'alimentazione e l'idratazione forzata alla figlia.
Anche Giuliano Ferrara, in rappresentanza del suo Movimento per la Vita, ha voluto lasciare una bottiglietta per testimoniare la sua contrarietà alla sentenza.

Acqua per Eluana, e poi tantissimi messaggi: foglietti di carta, ritagli di giornale, frasi e pensieri su bigliettini appiccicati alla parete da chi si appella al principio della sacralità della vita, anche quando è solo una pseudo-esistenza.
Ma tra quelle centinaia di bigliettini ce n'era uno che, a mio avviso, nell'essenzialità di una semplice domanda riassume lo sgomento con cui ognuno di noi è costretto a fare i conti davanti al caso di Eluana, al di là di ogni criterio etico, principio morale o dogma religioso:

"...E SE FOSSE CAPITATO A VOI?"

Ecco, appunto. Pensateci, cari portatori d'acqua e di princìpi assoluti, ed eventualmente non abbiate timore né vergogna nell'andarvi a riprendere la vostra bottiglietta.

p.s. considerazione sdrammatizzante: nel caso di Giuliano Ferrara ovviamente la questione neanche si pone in quanto le sue scorte idro-lipidiche gli permetterebbero una lunga permanenza in stato vegetativo senza la necessità di alimentazione forzata.
 
Di SuperCirio addì 06/08/2008 @ 19:06:23, in Cose Di Cui Non Mi Intendo, linkato 886 volte)
Reyhan Sahin, 28 anni, tedesca di origini turche, è una cantante rap famosa in Germania con il nome d'arte di Lady Bitch Ray. E' una interprete di porno-rap (genere che sostiene di aver inventato) ed ha un recente passato cinematografico grazie ad una parte in un film che è stato in concorso all'ultimo festival di Berlino.
Pare che Lady Bitch Ray abbia il lessico più sboccato e volgare dell'emisfero boreale, adora le oscenità e i vestiti da viados, e manda in visibilio il pubblico ai suoi concerti scratchando sui vinili con le tette. Grazie a queste ed altre brillanti performance sullo stesso genere, Lady Bitch ray ha guadagnato fama (e denaro) ed è di prossima pubblicazione il suo primo album con una major discografica.

Anch'io conosco un tipo dalle mie parti che si esprime esclusivamente a bestemmie, si tocca in continuazione il pacco e sa suonare "bella ciao" spernacchiando con la mano sotto l'ascella, però non mi risulta che nessuna major gli abbia mai fatto proposte di contratto.

 
Di SuperCirio addì 04/09/2008 @ 20:32:54, in Cose Di Cui Non Mi Intendo, linkato 1235 volte)
Mi sta appassionando tutta quell'avemaria scatenatasi in questi giorni attorno all'esperimento in programma per il 10 settembre prossimo venturo al Cern di Ginevra, dove un giocattolone chiamato LHC, una specie di anello dal diametro di alcuni chilometri e costato la cifretta di 6 miliardi di euro e 15 anni di lavoro, dovrebbe entrare in funzione per la prima volta. All'interno dell'anellone, posizionato ad una profondità di 100 metri sottoterra, saranno sparati fasci di protoni che poi verranno fatti scontrare tra loro, così, per il gusto di romper loro i coglioni.

Secondo l'intera comunità scientifica tutti quei minuscoli botti sotterranei porteranno gran giovamento alle nostre conoscenze sulla fisica della materia, poichè si andranno a ricreare le condizioni immediatamente successive al Big Bang.
Ecco, devo ammettere che già questo aspetto mi induce qualche perplessità. Era necessario fumarsi 6 miliardi di euro per scoprire quali condizioni regnavano nell'universo un secondo dopo il grande botto che lo ha generato?
Voglio dire, non serve essere astrofisici per ipotizzare che l'Universo, nei suoi primi istanti di vita, fosse un gran posto del cazzo! Caldo, frenetico, senza neanche un tabaccaio aperto...
Ritengo non sia saggio sbattersi tanto per riscostruire simili condizioni di merda. In Svizzera poi!

Ma c'è dell'altro.
Già nel marzo scorso un paio di teste d'uovo americane si sono scagliate contro il progetto, sostenendo che tutto quello scontrarsi tra particelle incazzate darà avvio ad un processo irreversibile in grado di generare un buco nero capace di mangiarsi in un boccone la Terra, se non l'intero universo.
Mi immagino la scena: tutti i 6000 ricercatori del Cern in trepida attesa dell'evento, il capo progetto con il ditino sull'interruttore ON, schiaccia e... puff: tutti spazzati via come stronzi dall'enorme sciacquone dello scarico cosmico.

Seppur assai improbabile, l'ipotesi di un'Apocalisse siderale con epicentro in Svizzera terrorizza e affascina al tempo stesso.
Inoltre pone all'uomo comune, portato per sua natura ad interessarsi di faccende assai più prosaiche -come la campagna acquisti dell'Inter o le foto della Parietti nuda- degli interrogativi filosofici profondi sul senso della vita, sul significato dell'esistenza e il mistero della morte. Insomma su quel Grande Tutto che un fascio di particelle spericolate potrebbe trasformare nel Nulla Assoluto, nel Vuoto Totale, ancora più vuoto del programma politico di Berlusconi.

Verrebbe ad esempio da chiedersi: Dio è al corrente di tutto ciò? Ha un piano di disaster recovery nel caso la faccenda dovesse effettivamente mettersi male? (mi figuro Dio che spunta tra le nuvole sopra la Svizzera, col suo barbone bianco arruffato, guarda il buco in espansione esclamando "oh grulli!". Poi tappa il buco con uno Sputazzo Divino e trasforma tutti gli scienziati in impiegati del catasto).
Ancora mi chiedo: c'è un posto nell'universo esentato dalla grande catastrofe, tipo un paradiso fiscale cosmico o qualcosa di simile? Se si, è raggiungibile in motorino? Potrebbe servire a qualcosa nascondersi in solaio?

Ci sono poi istanze più soggettive, legate alla sfera del personale e con le quali ognuno, a suo modo, si troverebbe a dover fare i conti nell'imminenza della fine del mondo.

Per dire, davanti alla prospettiva di un'estinzione in massa del genere umano è lecito che io continui a versare i contributi IRPEF?
E fino a che punto la Rai può impuntarsi nel pretendere il pagamento dei canoni arretrati? Questo mese la rata del mutuo la pago o aspetto che il buco nero si ingoi la banca? (tra l'altro in questo periodo le banche finiscono nei buchi neri anche senza bisogno dell'LHC)

Mi chiedo infine come potrà essere il passaggio, l'istante esatto in cui il black hole ci inghiottirà. Soffriremo molto, o al contrario saremo colti da un'euforia irrazionale? Oppure sarà talmente repentino da non lasciarci neanche il tempo di toccarsi i coglioni? Sperimenteremo esperienze lisergiche come il protagonista di 2001 Odissea nello Spazio?

Tutto sommato però la prospettiva di un'estinzione di massa non mi spaventa. Non la auspico, ovviamente, però mi angoscia molto meno rispetto all'idea di morire mentre il resto del mondo va avanti, dimenticandosi di me poco a poco (o già il giorno dopo, probabilmente...). Nessuna malinconia per l'affetto dei propri cari rimasti in questo mondo, nessun rimpianto per ciò che si lascia, nè timori per ciò che ci aspetta... In fondo il detto 'mal comune mezzo gaudio' è applicabile su qualunque scala, no?
In questo senso il buco nero, come la morte, sarebbe una vera espressione di uguaglianza sociale. Tutti nel Nulla, senza alcuna distinzione né privilegio.

Di una cosa sono certo: per quanto immane potrà essere la catastrofe scatenata dall'LHC, noi italiani saremo comunque avvantaggiati: in quanto a "buchi" nessuno al mondo ha più esperienza di noi...

 
Di SuperCirio addì 15/09/2008 @ 20:02:45, in Cose Di Cui Non Mi Intendo, linkato 782 volte)
La situazione dei mercati finanziari europei in questo momento mi ricorda quella famosa scena del film "L'aereo più pazzo del mondo":

"Niente panico... Ok: Panico!!"

Ecco, direi che siamo arrivati alla fase in cui non resta nient'altro da fare che lasciarsi andare all'isteria.
Proprio quando i maggiori analisti cominciavano timidamente a ipotizzare una possibile ripresa economica intorno alla metà del prossimo anno, ecco che ci pensa un'altro colosso di carta americano a rigettarci in fondo al pozzo.
La più grande bancarotta societaria nella storia del capitalismo occidentale ha stroncato sul nascere tutte le speranze di una ripresa in tempi brevi della macchina economica.

Questo pomeriggio, mentre lo S&P/MIB perdeva oltre il 4% portando piazza Affari ben oltre l'orlo della crisi di nervi, a Bruxelles la BCE dichiarava lo stato di 'allerta straordinaria' e lanciava ai mercati immersi nel mare di merda un salvagente da 30 mld di euro di liquidità.
Sempre la BCE, per bocca di quel genio di Trichet, ha poi dichiarato che "la stabilità dei prezzi è il prerequisito per la stabilità finanziaria, un obiettivo molto importante nell'attuale congiuntura".
Il che vuol dire che possiamo sognarci un calo a breve termine dei tassi di interesse, anzi saremo fortunati se resteranno ai livelli attuali senza ulteriori incrementi, alla faccia mia e di tutti coloro che hanno un mutuo a tasso variabile.
A questo punto sarebbe patetico cercare di nascondersi dietro inutili congetture e facili ottimismi: siamo nella merda, e che nessuno faccia l'onda.

Fortuna che ci pensa il Milan a tenerci su il morale.


 
Di SuperCirio addì 24/09/2008 @ 20:12:41, in Cose Di Cui Non Mi Intendo, linkato 996 volte)
Dopo lungo e faticoso sperimentare, sono giunto alla conclusione che Facebook è la più grande cagata del web 2.0.
Milioni di persone che si accalcano intorno a contenuti spesso inconcludenti, frivoli o del tutto inutili. Decine di tool per nerd rincoglioniti o adolescenti in fregola, giochini sfigati, dashboards onniprensenti dove tutti si affannano a raccontare i propri cazzacci, ci postano foto sgranate oppure, sulla scia di quell'altra enorme cazzata che è Twitter, ti raccontano attimo per attimo le loro faccende. Ma chissenefrega, caro il mio facebookiano, di sapere cosa stai facendo in ogni momento della tua vita? Se stai scopando son contento per te, se stai morendo ti dedicherò un istante di silenzio... però non assillarmi con la cronaca minuziosa della tua giornata, perchè di banalità ne è già fin troppo piena la mia.

La faccenda degli "amici" poi è il massimo della stronzata, l'epigono delle fesserie su cui si è costruito Facebook. Quant'è ridicola la frenesia collettiva nell'autoaggregarsi per allungare a dismisura l'elenco degli "amici", manco fosse l'uccello!
E per rastrellare pletore di presunti "amici" non servono particolari doti di socialità e simpatia: basta solo avere del tempo da perdere a cliccare link e digitare nei filtri captcha: per esperienza diretta posso assicurare che almeno il 65% delle richieste vengono confermate dagli interessati.
Anch'io ho decine di amici nel mio profilo facebook, ed è tutta gente di cui nulla so e ancora meno mi frega. Chissà a quanti di questi sedicenti "amici" tirerei legnate nei denti se avessi l'opportunità di conoscerli personalmente, ma nella finzione edonistica dell'universo Facebook questo non ha importanza. Ciò che conta è dipingersi attraenti, estroversi, fare i piacioni affabili ed espansivi contando sull'anonimato e la possibilità di virtualizzare la propria personalità tipiche della Rete.

E' un culto dell'apparenza globalizzato e sublimato dall'immediatezza tecnologica dell'era digitale. Da questo punto di vista Facebook non ha inventato nulla: semplicemente, ha reso il nulla più accessibile.
 
Di SuperCirio addì 07/10/2008 @ 07:51:35, in Cose Di Cui Non Mi Intendo, linkato 771 volte)
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Fucili romani?
Sta a vedere che Giulio Cesare tirava al piattello...

p.s. no dai, l'articolo poi chiarisce
 
Di SuperCirio addì 08/10/2008 @ 21:26:39, in Cose Di Cui Non Mi Intendo, linkato 1003 volte)
E così i soloni della BCE si sono infine decisi a tagliare i tassi di interesse nel tentativo di arginare il panico che sta devastando i mercati.

Ora, non è che voglio a tutti i costi fare l'espertone, però è da un pezzo che sostengo la necessità di una riduzione dei tassi di interesse, checché ne dica Trichet con le sue fregnacce sulla necessità di mantenere sotto controllo l'inflazione.

La realtà dei fatti ci dice che tutti gli incrementi sui tassi di interesse che la BCE ha applicato in questi ultimi due anni non hanno contenuto come si sperava i livelli inflattivi dell'area euro. Basti citare il Belgio, paralizzato l'altro giorno dallo sciopero che le maggiori sigle sindacali hanno indetto per protesta verso un costo della vita salito oltre il 5%.

Insomma, quel barbogio di Trichet insisteva nello strangolarci coi mutui con la scusa di contenere l'inflazione, mentre quest'ultima continuava a volare tranquilla per i cazzi suoi.

Ci voleva un tracollo dei mercati a livello planetario per convincerlo finalmente a cedere mezzo punto sui tassi, anche se il timore è che le recenti nevrosi rialziste dell'Euribor possano in qualche modo vanificare gli effetti positivi del taglio.

Di una cosa si può essere certi: se l'obiettivo è quello di ridare fiducia ai mercati, non ci si arriva di certo strangolando di interessi i risparmiatori.
Chi si ritrova a dover sostentere l'onere di un mutuo sempre più gravoso è poco disposto a forme di consumo che non siano quelle strettamente necessarie, e ancora meno a ipotesi di investimento in strumenti finanziari incapaci, nello scenario attuale, di dare garanzie di rendimento anche minime.

La speranza in queste ore frenetiche è che provvedimenti d'urgenza come quello della BCE possano in qualche modo ridare fiducia ai risparmiatori nei confronti di un sistema bancario e finanziario che potrà anche avere mille difetti, ma al momento è l'unico che abbiamo.

Altrimenti, come ha detto il Papa, soltanto nella parola di Dio potremo trovare l'unica e solida realtà.

Il fatto è che io ci ho provato a comprare il prosciutto dal pizzicagnolo pagando con la parola di Dio, ma non ha funzionato...
 
Di SuperCirio addì 06/11/2008 @ 20:49:37, in Cose Di Cui Non Mi Intendo, linkato 1470 volte)
il simbolo del circolo PD 'Barack Obama': avete mai visto qualcosa di più patetico?Intanto Obama ha vinto. E' già qualcosa, se non altro perchè solo due anni fa una simile eventualità sarebbe stata scartata a priori.
L'America di Obama, quella del sogno americano che non è mai morto, scivola sull'onda dell'euforia verso quella fase in cui l'idealismo della campagna elettorale sfuma lentamente nel realismo post-vittoria: esaurita la spinta del "yes we can", è arrivata l'ora del "now we must do".
E io, a costo di apparir musone (per dirla alla Leonardo), continuo a sostenere che l'elezione di Obama è una grande vittoria della democrazia e segna una svolta epocale nella storia americana, ma non avrà impatti significativi sullo scenario politico europeo e ancor meno su quello italiano.

Ci hanno provato i burattini del nostro teatrino politico a cospargersi di 'obamismo', nel tentativo di far propria la vittoria di un sistema democratico che è lontano anni luce dai loro machiavellismi meschini e provinciali. Un atteggiamento patetico, come ha detto bene Cacciari.
A pensarci bene vien da piangere per lo sconforto: dall'altra parte dell'oceano si scrive la storia e si aprono le porte del futuro, mentre in Italia come si accoglie tutto questo? Con i commenti al limite del surreale del premier in carica e le sparate fuori misura di un post-fascista avvezzo a figuracce da miserabile.

"Obama è dei nostri" ha dichiarato Veltroni, quasi a lasciar intravedere l'illusione (assolutamente infondata) che l'onda lunga della vittoria dei democratici negli USA possa essere il segnale di un cambio di fronte anche nella realtà italiana.
Dal canto suo Berlusconi, che ora minimizza la sua più volte palesata simpatia per l'ala rebubblicana e per "l'amico Bush", si affretta ad assicurare che i rapporti tra Italia e USA rimarrano ottimi.

Questo ci fa capire come un parallelismo tra la situazione statunitense e quella italiana sia un azzardo anche solo sul piano dei personaggi: di là avevano un candidato democratico giovane e uno sfidante repubblicano anziano; il giovane era giovane e l'anziano faceva l'anziano.
Noi abbiamo un premier anziano che ha l'ossessione di apparire giovane, e un leader dell'opposizione (relativamente) giovane ma che è già vecchio nel pensiero e nelle idee.

Ma dove cazzo vogliamo andare? L'America è lontana. Da oggi lo è ancora di più.
 
Di SuperCirio addì 03/12/2008 @ 20:28:08, in Cose Di Cui Non Mi Intendo, linkato 842 volte)
Tassa su Sky, il governo tira drittoL'ira di Berlusconi contro i giornali Onestamente tutta quest'avemaria di polemiche intorno all'aumento dell'IVA per gli abbonamenti Sky non la capisco proprio.
Vero che i teleutenti sono già vessati dal canone RAI, vero che è una tassa iniqua e vagamente (!) in odore di conflitto di interessi, però gridare allo scandalo per neanche 2 euro al mese di aumento su quello che nonostante tutto rimane un prodotto di nicchia mi sembra esagerato.
In fin dei conti chi è l'abbonato medio della pay-tv? Se togli quella fetta consistente di consumatori che hanno sottoscritto l'abbonamento solo per togliersi dai coglioni i centralinisti di Sky che chiamano ogni sera all'ora di cena, per il resto si tratta di gente che non sa come buttare via i soldi e regala a moglie e figli la possibilità di rincoglionirsi davanti a 700 canali di cartoni animati e serial tv americani. Oppure quelle anime semplici che ogni volta che invitano amici a cena si sentono chiedere "si, ma ce l'hai Sky? no? e allora come la vediamo la partita?" (risposta consigliata: vaffanculo tu, Sky e la partita. Se ti invito a cena è per condividere una serata in compagnia. Se lo scopo è divanarmi tutta sera davanti alla tv allora posso benissimo farlo da solo...)

Insomma, tutto questo per dire che di questi tempi ci sarebbero ben altre brutture da contestare al governo in carica e allo psiconano che lo presiede, e mi riferisco a questioni al cui confronto l'IVA di Sky è una goccia di pioggia in un mare di merda.
Vogliamo parlare della scandalosa revoca delle agevolazioni sugli interventi di risparmio energetico? Ci sono famiglie che hanno speso migliaia di euro per investimenti nel campo del risparmio energetico e della salvaguardia ambientale attirati dai cosidetti 'ecoincentivi', cioè agevolazioni fiscali sui costi sostenuti per l'installazione di pannelli fotovoltaici, isolamenti termici, etc. Ebbene il ministro Tremonti, nella finanziaria 2009, ha tirato una bella riga su queste voci cosicchè tutti coloro che hanno cacciato soldini per gli investimenti di cui sopra ora potranno prendere le loro domande di sgravio e bruciarle per scaldarsi, in pieno spirito ambientalista.

Non bastasse questo, alle marachelle natalizie del governo in carica si aggiunge anche un "attacco grave e scomposto" dello psiconano nei confronti del Corriere della Sera e de La Stampa, complici secondo lui di essere capitanati da direttori incapaci di fare il loro mestiere.
Lo hanno già ribattezzato "l'editto albanese" (in questi giorni lo psiconano si rende ridicolo a Tirana) con chiaro riferimento al famoso "editto bulgaro" di qualche anno fa contro Biagi-Santoro-Luzzatti.
Anche in questo caso l'ira del nano è tutta contro certa stampa -o meglio quei pochi organi di informazione che ancora non riesce a controllare- colpevole a suo avviso di fare cattiva informazione nei confronti dei cittadini.
E cosa avrebbero fatto di così terribile i due quotidiani in questione per scatenare la reazione squilibrata del premier? Semplicemente avevano evidenziato ciò che qualsiasi cittadino con un livello intellettivo medio aveva già capito da solo: che la vicenda Sky costituisce l'ennesimo, palese caso di conflitto di interessi da parte di Berlusconi. Mal gliene incolse, poveretti.

Davanti a tutto questo la presunta opposizione cosa fa? Si avvita in polemiche inutili sui 2 euro di aumento mensile agli abbonati Sky.
In realtà dovrebbero esserne contenti: forse è la volta buona che riescono a racimolare un paio di spettatori in più per la loro buffa YouDem.tv
 
W.
Di SuperCirio addì 20/01/2009 @ 13:14:40, in Cose Di Cui Non Mi Intendo, linkato 802 volte)
Ieri sera sono riuscito a vedere su La7 un pezzo di "W.", il film di Oliver Stone sulla vita di George W. Bush, e devo ammettere di averlo trovato deludente. E' vero che il presidente uscente non è stato il migliore della storia USA, e che certe sue scelte scellerate continueranno a pesare sul futuro dell'America e del mondo intero ancora per un pezzo, ma da qui a dipingerlo come un mentecatto rincoglionito sempre attaccato alla bottiglia, mi pare un'esagerazione.

Ma se così non fosse, e l'uomo che ha occupato la poltrona più importante del mondo negli ultimi 8 anni è veramente quello descritto nel film, allora ringraziamo Iddio per questo inauguration day.
 
Di SuperCirio addì 10/02/2009 @ 20:16:02, in Cose Di Cui Non Mi Intendo, linkato 796 volte)
Probabilmente dovrei adeguarmi al gran rumore che si è scatenato intorno al caso Englaro dopo la dipartita (la seconda, definitiva) della protagonista principale, l'unica che senza clamori nè alzate di voce ha fatto la sua parte fino in fondo, e con la levità di una grand etoile si è alzata sulle punte ed è uscita di scena.
Dovrei adeguarmi, dicevo, al chiasso mediatico e politico che ne è seguito, cavalcando la pochezza dei nostri cialtroni democraticamente eletti e tutto lo schifo che sono riusciti a gettare sulla fine di questa vicenda triste.
Ora tutti invocano con colpevole ritardo il silenzio e il rispetto. Per Eluana, per la sua famiglia, per tutti coloro che in un modo o nell'altro hanno vissuto il dramma di questi 17 anni di non-vita. Che tacciano a questo punto sia i fanatici della vita a tutti i costi che i difensori del diritto alla dignità di un'esistenza piena.
E taccio anch'io, ovviamente. Una solo pensiero però vorrei lasciarlo per il signor Englaro, un uomo che per quasi due decenni anni ha innaffiato e curato una pianta che sapeva non avrebbe mai più potuto germogliare, e che tanto ha lottato -spesso solo- perchè a quella pianta fosse lasciata la possibiltà di tornare alla terra. Sipario.
 
Di SuperCirio addì 16/02/2009 @ 20:04:15, in Cose Di Cui Non Mi Intendo, linkato 740 volte)
Cosa avrebbe potuto allietare la mia domenica oltre al godereccio risultato del derby? A esempio l'aver finalmente trovato in una libreria di provincia, sotto forma di ultima copia disponibile, quel romanzo che andavo cercando da un pezzo.
Ora mi si stendono dinnanzi le 1378 pagine di quello che è stato definito tra i più eclatanti casi editoriali degli ultimi vent'anni. Mi auguro di poter esprimere identico giudizio, perchè al momento l'unica cosa veramente eclatante è stato il prezzo che l'ho pagato...

 
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